Agrigento, comune a rischio default

L’ombra del fallimento aleggia ancora sul comune di Agrigento, a rischio i lavoratori e i servizi essenziali al cittadino. I Sindaci siciliani chiedono l’intervento nazionale

Che il comune di Agrigento navighi in brutte acque da un punto di vista economico non è certo una novità; inoltre, le novità introdotte dalla legislazione nazionale sembrano avere dato la mazzata finale a moltissimi comuni siciliani che chiedono, mentre soffocano, l’introduzione di alcuni emendamenti ai testi di legge.

A trovarsi in difficoltà ci sarebbero comuni come Catania e Messina e la cosa, già di per sé, lascia molto perplessi.

Moltissimi comuni, sia dell’agrigentino e sia della Sicilia in generale, non hanno potuto evitare il dissesto, come Aragona, Casteltermini, Favara e Porto Empedocle; Mussomeli, Sommatino nel nisseno , Catania, Giarre, Mirabella Imbaccari, Palagonia, Scordia e Vizzini nel catanese; Barrafranca nell’ennese; Brolo, Mazzarà Sant’Andrea, Milazzo, Scaletta Zanclea, Tortorici nel messinese; Bolognetta, Borgetto, Carini, Casteldaccia, Cefalù, Cerda, Monreale nel palermitano; Agate nel ragusano; Augusta, Cassaro e Lentini nel siracusano.

Il dissesto ha delle conseguenze gravi per l’Ente e mette a repentaglio gli stessi lavoratori. Ecco perché oggi più che mai è necessario sedersi attorno ad un tavolo presso il Ministero dell’Interno per ridefinire  il sistema della tassazione, secondo
un’attenta calibratura delle imposte sui redditi, oggi in gran parte confluenti nelle casse dello Stato, a fronte di risorse della finanza locale essenzialmente fondate su un’imposta patrimoniale mal sopportata dai cittadini per il conseguente deprezzamento di valori patrimoniali costruiti con fatica.

Gli enti hanno aumentato la pressione fiscale

Viste le numerose restrizioni introdotte dalla legislazione nazionale, gli Enti hanno dovuto mettere mano nelle tasche dei cittadini, aumentando le aliquote delle tasse ai massimi livelli consentiti dalla legge al fine di rimpinguare le casse comunali. Allo stesso tempo si riducono all’osso i servizi offerti alla comunità e diventa sempre più difficile fare fronte alle quotidiane e regolari necessità.

Emendamenti alla legge di bilancio 2018

Ecco perché i Sindaci chiedono di ridare “dignità” ai Comuni introducendo alcuni emendamenti alla legge di bilancio 2018.
Una delle criticità più gravi riguarderebbe la Tasi, contributo originariamente senza alcun vincolo di destinazione e quindi spendibile per oneri di natura corrente. Ad oggi, invece, è attribuito ai comuni interessati un contributo complessivo di 300 milioni di euro per l’anno 2019 e di 190 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2033 da destinare al finanziamento di piani di sicurezza a valenza pluriennale finalizzati alla manutenzione di strade, scuole ed altre strutture di proprietà comunale. Un vincolo che mette in difficoltà tutti gli Enti.

Aumentare i termini delle scadenze

Se da un lato è stato ridotto il limite delle anticipazioni di tesoreria, dall’altro gli Enti debitori effettuano il pagamento dei debiti per i quali hanno ottenuto l’anticipazione di liquidità entro quindici giorni dalla data di effettiva erogazione da parte
dell’istituto finanziatore. Un termine di 15 giorni appare molto ristretto, si chiede un limite di almeno 45 giorni.

Utilizzare l’avanzo di cassa

Inoltre si chiede di consentire agli enti che si trovano in una condizione di disavanzo complessivo di utilizzare l’avanzo di amministrazione vincolato (ad esclusione delle quote il cui vincolo è stabilito autonomamente dall’ente) o comunque di utilizzare l’avanzo vincolato limitatamente non al solo “disavanzo da recuperare iscritto nel primo esercizio del bilancio di previsione”, ma anche all’eventuale recupero realizzato a partire dal 2015. Il mancato sblocco dell’avanzo vincolato per l’ente che si trovi in una condizione di disavanzo complessivo mette in grave difficoltà alcune centinaia di enti, che si vedono “congelare” totalmente risorse in parte già disponibili in quanto accantonate nel proprio bilancio, con gravi limitazioni nell’azione di rilancio degli investimenti.

Questa è una strada molto lunga e tortuosa che difficilmente porterà ad una soluzione, ma che bisogna comunque tentare di percorrere per il bene di tutti. È necessario che questi emendamenti vengano discussi affinché si possa (ri)dare dignità agli Enti.