Centrodestra rinvia e si divide
Una partita che somiglia sempre più a una scacchiera, dove ogni mossa viene rinviata. Il centrodestra agrigentino prende tempo: la decisione sul candidato sindaco slitta a venerdì, mentre sul tavolo resta una girandola di nomi che, al momento, non trova sintesi. E non è solo una questione locale. A pesare sono anche le dinamiche nazionali e regionali. Fratelli d’Italia, tra il post-referendum e le tensioni romane legate alle dimissioni eccellenti – ultima quella del ministro Daniela Santanchè – appare concentrata su altri fronti. Un contesto che inevitabilmente rallenta anche le scelte sul territorio.
La “patata bollente” passa all’MPA
In questo scenario, il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, sembrerebbe orientato a lasciare la scelta all’MPA di Roberto Di Mauro. Una scelta che apre però un paradosso politico. Roberto Di Mauro rivendica il diritto di indicare il candidato forte del fatto di aver espresso il sindaco uscente Francesco Miccichè. Ma è lo stesso Di Mauro ad aver ammesso pubblicamente l’errore di quella scelta, parlando di una stagione amministrativa segnata anche dalla “mancanza di carisma”. E allora la domanda diventa inevitabile: può essere ancora lo stesso gruppo a indicare la nuova guida?
Il nodo del candidato
Un punto sembra ormai chiaro: il nome di Calogero Sodano si allontana. Lo stesso Di Mauro ha indicato la necessità di un “professionista capace di delegare”, ma i tentativi finora non hanno prodotto risultati concreti. Diverse disponibilità si sarebbero già sfilate. Adesso la partita è tutta nelle mani dell’MPA, chiamato – di fatto – a “tirare fuori un coniglio dal cilindro”.
Coalizione tutt’altro che compatta
Se sulla carta il centrodestra rivendica i numeri, nella realtà le crepe sono evidenti. Forza Italia, con gli azzurri di Riccardo Gallo, non ha avanzato pretese e si è detta pronta ad allinearsi, ma restano interrogativi pesanti. Il rapporto tra DC e UDC resta tutto da verificare, mentre la Lega sembra pronta a giocare una partita autonoma. In questo scenario prende quota l’ipotesi di Luigi Gentile, mentre nel frattempo l’attuale assessore Carmelo Cantone, eletto con Forza Italia, sarebbe in procinto di candidarsi con la Lega. Un intreccio politico e personale che rende il quadro ancora più complesso.
Catalano, Firetto e l’ombra di nuove candidature
Tra chi spinge per una soluzione interna ai partiti e chi guarda a nomi già noti, torna a circolare anche quello di Daniela Catalano. Ma la vera variabile resta Calogero Firetto, che osserva e aspetta. Non ha sciolto le riserve e potrebbe entrare in gioco se il quadro dovesse restare frammentato.
Il precedente del 2020
Guardando ai numeri delle ultime amministrative, è difficile immaginare una sfida a tre. Nel 2020 i candidati erano sei e il voto fu estremamente distribuito: Francesco Miccichè si fermò al 36,65% con 10.506 voti, seguito da Calogero Firetto al 27,77% con 7.960 preferenze. Marco Zambuto raggiunse il 17,41% con 4.990 voti, mentre Daniela Catalano si attestò al 10,04% con 2.877 voti. Più indietro il Movimento 5 Stelle con Marcella Carlisi al 4,63% e la candidatura di Angela Galvano al 3,51%. Numeri che raccontano una città politicamente plurale, dove più candidati significano equilibrio e imprevedibilità.
Gli altri
Sul fronte opposto, la campagna elettorale di Michele Sodano, centrosinistra, procede a bassa intensità, quasi in attesa delle mosse altrui. Diverso l’approccio di Giuseppe Di Rosa, che continua a rivendicare una candidatura civica alternativa al sistema.
Una partita ancora tutta da scrivere
A oggi una cosa appare chiara: tre candidati sarebbero troppo pochi per una città come Agrigento. E mentre il centrodestra continua a rinviare, la sensazione è che il quadro sia ancora lontano dall’essere definito. Un gioco a incastri, dove ogni mossa può cambiare tutto. E dove, ancora una volta, il vero rischio è arrivare tardi alla scelta decisiva.
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