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Home » dalla città » Aeroporto di Agrigento, Palermo ci deve una risposta

Aeroporto di Agrigento, Palermo ci deve una risposta

31 Agosto 2026
in dalla città, evidenza, Politica
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Quarant’anni di promesse, progetti, localizzazioni cambiate e occasioni perdute. Il confronto del Bibbirria Podcast con Eugenio D’Orsi, Marcello Massinelli e Angelo Principato riporta la questione al punto essenziale: capire se l’aeroporto di Agrigento si può fare e se esiste davvero la volontà politica di farlo.

Quarant’anni sono tanti. Abbastanza per progettare, finanziare, costruire e magari anche ampliare un’infrastruttura.

Ad Agrigento, invece, l’aeroporto è rimasto per decenni dentro un limbo fatto di progetti, localizzazioni, comitati, tavoli tecnici, annunci e poi lunghi silenzi.

Ogni tanto la questione ritorna, soprattutto nei momenti in cui la politica ha bisogno di parlare di sviluppo e infrastrutture. Poi tutto rallenta, si ferma o cambia direzione.

È per questo che oggi il punto non può più essere soltanto chiedere se Agrigento abbia bisogno di un aeroporto. Il punto è capire se esista un progetto realmente percorribile e chi abbia la responsabilità di portarlo avanti.

Il confronto ospitato dal Bibbirria Podcast con Eugenio D’Orsi, già presidente della Provincia, Marcello Massinelli, già presidente della Società Aeroporto Valle dei Templi, e Angelo Principato, già consigliere comunale e presidente del Comitato Civico per l’Aeroporto, ha rimesso insieme tre pezzi della stessa storia: il progetto, la sostenibilità e la mobilitazione del territorio.

D’Orsi ha riportato l’attenzione sull’ipotesi di Piano d’Oliva, nel territorio di Licata. Secondo quanto ricostruito nel corso del confronto, su quella localizzazione si sarebbe arrivati a un progetto approvato nel 2021, con un supporto tecnico fornito gratuitamente dall’ingegnere Hamel. D’Orsi ha inoltre richiamato l’esistenza di pareri favorevoli di ENAC ed ENAV.

È evidente che questi elementi debbano essere verificati attraverso gli atti. Ma proprio qui sta il punto. Se esistono un progetto, pareri e una localizzazione già individuata, allora la Regione dovrebbe dire con chiarezza che cosa manca per andare avanti.

La storia delle precedenti ipotesi, a partire da Racalmuto, dimostra quanto tempo sia stato perso attorno a localizzazioni rivelatesi poi problematiche o troppo costose. Non serve oggi riaprire una guerra tra territori. Serve capire quale soluzione abbia più senso sul piano tecnico ed economico.

Se Piano d’Oliva è quella più credibile, va verificata fino in fondo. Se non lo è, bisogna avere il coraggio di dirlo e spiegare perché.

Massinelli ha invece posto una questione forse ancora più importante: un aeroporto non basta costruirlo, bisogna saperlo gestire.

È un passaggio che spesso nel dibattito agrigentino è rimasto sullo sfondo. Un aeroporto ha bisogno di compagnie, passeggeri, collegamenti, servizi e soprattutto di un modello gestionale capace di reggere nel tempo.

Da qui l’ipotesi di coinvolgere SAC e GESAP, cioè i sistemi aeroportuali che fanno capo a Catania e Palermo. Non per immaginare Agrigento come un concorrente degli altri scali siciliani, ma come parte di una rete più ampia.

È una prospettiva che merita di essere approfondita, perché sposta il ragionamento dalla semplice domanda “quanti passeggeri sottrarrebbe Agrigento agli altri aeroporti?” a una questione più interessante: quanto nuovo traffico potrebbe generare uno scalo al servizio della Sicilia centro-meridionale?

Poi c’è il dato politico portato da Principato.

Il Comitato Civico per l’Aeroporto avrebbe raccolto 63 delibere di indirizzo, 43 nella provincia di Agrigento, con l’adesione anche di 18 Comuni sui 22 della provincia di Caltanissetta.

Numeri che raccontano una richiesta più larga del capoluogo e soprattutto trasversale rispetto agli schieramenti.

Negli anni l’aeroporto è stato sostenuto da amministrazioni diverse, da esponenti di centrodestra e centrosinistra, da associazioni e rappresentanti della società civile. È difficile, dunque, liquidare la questione come una rivendicazione campanilistica.

Ed è qui che la responsabilità torna inevitabilmente a Palermo.

La Regione Siciliana dovrebbe prendere gli atti, verificare i pareri, aggiornare i costi, definire il bacino di utenza, capire se esista un interesse da parte dei gestori aeroportuali e dei privati e arrivare finalmente a una conclusione.

Non serve un’altra promessa.

Serve una risposta.

Nel confronto si parla di un investimento nell’ordine dei 60-100 milioni di euro per un possibile aeroporto di terzo livello. È una cifra importante, ma da sola non dice nulla.

Va messa a confronto con il traffico potenziale, con le ricadute sul turismo, con i costi di gestione, con il possibile partenariato pubblico-privato e anche con il prezzo che questo territorio continua a pagare per la propria marginalità infrastrutturale.

Perché anche l’isolamento ha un costo.

Lo pagano le imprese che scelgono altri territori, i turisti che trovano più semplice raggiungere altre destinazioni, i professionisti che rinunciano a investire qui, i giovani che continuano ad andare via.

Naturalmente nessuno dovrebbe raccontare l’aeroporto come la soluzione di tutti i problemi dell’Agrigentino.

Una pista non ferma lo spopolamento, non sostituisce strade e ferrovie, non crea automaticamente occupazione e non riempie gli alberghi.

Ma può essere un pezzo di una strategia più ampia.

Ed è proprio per questo che il progetto merita di essere valutato seriamente, fuori dalla propaganda.

La proposta emersa durante il confronto di arrivare a un tavolo regionale può avere un senso, ma solo a una condizione: che abbia un obiettivo preciso e una scadenza.

Di tavoli ne abbiamo visti abbastanza.

Adesso servono decisioni.

D’Orsi ha rimesso sul tavolo il progetto. Massinelli ha posto il tema della sostenibilità e della gestione. Principato ha ricordato che il territorio questa infrastruttura la chiede da anni.

Manca il quarto soggetto.

La politica regionale.

Quella che deve mettere insieme autorizzazioni, risorse, gestione e territorio.

Quella che, dopo quarant’anni, deve finalmente dire se l’aeroporto di Agrigento si può fare oppure no.

Se non si può fare, lo si spieghi con atti e numeri.

Se si può fare, si dica che cosa manca.

Se il progetto di Licata non è valido, venga archiviato con motivazioni chiare.

Se invece è valido, allora sarà inevitabile chiedere perché debba restare ancora fermo.

Agrigento non chiede un favore.

Chiede una risposta.

E dopo quarant’anni, Palermo non può più rimandarla.

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