È stato siglato questa mattina ad Agrigento un importante protocollo d’intesa volto a promuovere il volontariato e l’inclusione sociale di persone sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria, avvicinandole non solo ad attività lavorative ma consentendo loro di immergersi nella bellezza di un patrimonio archeologico millenario. L’accordo vede la collaborazione tra il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi e l’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna di Agrigento. L’iniziativa è stata formalizzata dal direttore dell’Ulepe, Stefano Papa, e dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta.
Il documento punta a favorire il reinserimento sociale attraverso programmi di trattamento individualizzati che prevedono lo svolgimento di attività gratuite a beneficio della collettività. Il Parco della Valle dei Templi accoglierà accogliere fino a un massimo di dieci soggetti per ogni singolo progetto.
I partecipanti saranno impegnati in diverse mansioni operative, tra cui la manutenzione del verde e del decoro urbano, il supporto logistico durante eventi e flussi di visitatori, la tutela del patrimonio e la partecipazione ad attività di agricoltura sociale. Il coordinamento delle attività di volontariato è affidato al funzionario direttivo Antonino La Gaipa, individuato come referente responsabile per il Parco. L’Ulepe si occuperà invece di segnalare i profili idonei e di monitorare l’andamento dei percorsi di inclusione in costante raccordo con l’ente ospitante.
Questo protocollo, che ha una validità di due anni ed è rinnovabile tacitamente, si pone l’obiettivo di rafforzare il senso di solidarietà sociale e la cultura della legalità, valorizzando al contempo le risorse naturali e culturali del sito archeologico attraverso il coinvolgimento attivo della comunità locale.
“Si tratta di un progetto importante innanzitutto da un punto di vista culturale – commenta il direttore Sciarratta – ma che ha una sua importanza anche sotto il profilo della civiltà. Tutti noi sappiamo quale sia lo scopo rieducativo della pena, ma qua c’è un di più: c’è la possibilità che viene data di venire fuori dalla propria condizione attraverso un percorso che consentirà loro non solo distare a contatto con un’area che ha 2.600 anni di storia, ma imparando competenze che potrebbero per loro anche rappresentare un futuro, migliorando la propria vita personale”.
“Quella che verrà offerta è una grande opportunità – dice il direttore Papa -, perché non sarà una semplice prestazione di opera di volontariato. All’interno del Parco noi avremo la possibilità di impiegare fino a dieci persone per ogni progetto in tutti i lavori possibili che si possono svolgere all’interno dei vari siti. La particolarità è che ci saranno progetti finalizzati, quindi potremo passare semplicemente dall’agricoltura sociale, ad esempio quindi impiegarli nei campi, al monitoraggio e al supporto logistico per quanto riguarda l’afflusso dei turisti, da qualsiasi altra attività che man mano, attraverso un’ideazione anche progettuale, riusciremo e potremmo dare e identificare per poterli impiegare”.
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