A margine dell’intervento a Como, dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini

A margine dell’intervento a Como, dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini. Un intervento questo dell’arcivescovo di Milano S.E. Mons. Mario Delpini, al termine del solenne pontificale presieduto a Como dal vescovo del luogo, S.E. Mons. Oscar Cantone, promosso cardinale nel concistoro di qualche giorno prima. Un pontificale nella Cattedrale per la solennità di sant’Abbondio, patrono della città e diocesi di Como, alla presenza di una grande folla,  del card. Francesco Coccopalmerio, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi,  delle massime autorità della provincia e della Regione Lombardia. Una celebrazione oltre che per onorare il santo Patrono, anche per formulare gli auguri al neo-cardinale. Monsignor  Delpini, arcivescovo-metropolita di Milano, ha preso la parola alla conclusione  del pontificale, in qualità di presidente della Conferenza episcopale lombarda, per formulare anche lui, a nome di tutti i vescovi lombardi, molti dei quali erano presenti, gli auguri al Vescovo Cantone, nominato cardinale. Il suo, un intervento molto seguito, soprattutto per  l’accattivante, coraggiosa  e pungente chiarezza nella verità, con cui fa formulato questi  auguri al neo-Card. Cantone.

 Parole,  franche e coraggiose di una seducente chiarezza, che  sicuramente sono rimaste bene impresse nel cuore e nella mente dei tanti, proprio tanti presenti; e che però rilanciate dai social, da non pochi, non  solo laici, ma soprattutto ecclesiastici, sono state giudicate, inopportune,  ironiche,  irriverenti se non addirittura offensive,  nei riguardi di Papa Francesco. Nel migliore dei casi, chi ha voluto far sentire la sua voce ha  parlato di “immagine pietosa”,  di “tristezza infinita…”,  di “teatrino” disdicevole per la Chiesa”. Ma c’è anche, magari in minoranza,  chi invece ha parlato di coraggio, chiarezza e verità. Prima di esprimere la nostra opinione, – (precisando che le sottolineature varie…corsivo o neretto sono nostre) – ecco intanto  il testo preciso dell’intervento, che tanto scalpore ha suscitato,  dell’arcivescovo Delpini, rivolgendosi al vescovo neo-cardinale Cantone:

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“Sono veramente impressionato di questa celebrazione, della partecipazione così corale, così festosa, dell’organizzazione, della presenza delle autorità, delle forze dell’ordine. Sono veramente ammirato. Forse c’è ancora un margine di miglioramento sul tenere accese le candele dell’altare, però, per il resto diciamo che sono veramente per questo. Mi faccio voce della Conferenza episcopale lombarda, di tutte le nostre chiese, per dirti l’augurio, l’affetto che questo evento ci ha regalato e credo che è un modo per intensificare il rapporto di affetto con il Santo Padre, Papa Francesco, che sceglie i cardinali perché siano collaboratori stretti, consiglieri attenti del suo servizio alla Chiesa universale. Quindi voglio farmi voce di tutti i vescovi lombardi, anche di quelli che oggi non hanno potuto esserci, per dire l’affetto al Santo Padre, la gratitudine e per augurare a te che il tuo servizio possa essere veramente di aiuto al Santo Padre”.  “Ci sono state anche delle persone un po’ sfacciate che si sono domandate perché il Papa non abbia scelto il metropolita per fare il cardinale e abbia scelto, invece, il vescovo di Como. Ora io credo che ci siano delle buone ragioni per questo. Naturalmente interpretare il pensiero del Santo Padre è sempre un po’ difficile perché forse vi ricordate quell’espressione altissima di una sapienza antica che diceva: ‘Ci sono tre cose che neanche il Padre eterno sa: una è quante siano le congregazioni delle suore, l’altra è quanti soldi abbiano non so quale comunità di religiosi  e l’altra è cosa pensino i gesuiti. Però in questa scelta mi pare che si riveli chiaramente la sapienza del Santo Padre”. “Perché ha scelto il vescovo di Como per essere un suo particolare consigliere? Io ho trovato almeno tre ragioni. La prima è che il Papa deve aver pensato che l’arcivescovo di Milano ha già tanto da fare, è sovraccarico di lavoro, e quindi ha pensato di dare un po’ di lavoro anche a te. La seconda ragione: probabilmente il Papa ha pensato: ‘Quei bauscia di Milano non sanno neanche dov’è Roma, quindi è meglio che non li coinvolga troppo nelle cose del governo della Chiesa universale’. Forse c’è anche un terzo motivo per cui ha fatto questa scelta che, se mi ricordo bene, il Papa è tifoso del River, che non ha mai vinto niente, e quindi ha pensato che quelli di Como potrebbero essere anche un po’ in sintonia perché si sa che lo Scudetto è a Milano”. “Però quei tre pensieri così saggi del Santo Padre dicono anche l’augurio un po’ più serio cioè: lavora. Ecco il Papa chiede a noi, in particolare ai cardinali, di dedicarsi senza risparmio, di lavorare per la Chiesa, di servire la Chiesa come hai detto tu fino al sangue, cioè una dedizione che non si risparmia, lavora, lavora per la Chiesa. È il secondo augurio è la Chiesa universale. Ciascuno di noi per forza di cose si concentra molto sulla sua diocesi, ma chiamarti a essere cardinale vuol dire che questo amore per la Chiesa deve raggiungere tutti i posti, deve preoccuparsi di tutte le situazioni drammatiche in cui i cristiani sono perseguitati, in tutti i luoghi dove la fede si spegne, ecco abbi a cuore la fede universale. E la terza cosa che riguarda le squadre di calcio. Ecco mi pare che il Papa suggerisca: ‘Tu fai il tifo per i perdenti. Stai dalla parte di quelli che sono più deboli, di quelli che “perdono”.

Questo è l’augurio che voglio farti. Ti chiede di lavorare, di lavorare tanto. Però io vorrei concludere dicendo se per caso Roma ti chiede di lavorare troppo, secondo me tu potresti cedermi qualche valle di quella tua diocesi che ti risparmia un po’ di lavoro”.

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A margine di tutto, al di là dei contrastanti pareri, a me pare un discorso chiaro ed incisivo, pericò molto attentamente seguito,  perché, senza perdersi in quelle lungaggini che usano quanti non sanno andare  in profondità,  ha toccato diversi punti, da molti pensati e sentiti. Per toccare, per esempio, specificamente qualche punto!  l’ “innocua” e  simpatica battuta iniziale, per dire che tutto nella solenne concelebrazione, era andato molto bene,  ha suggerito solo la necessità di un miglioramento per tenere  “accese le candele dell’altare”;  e poi  la battuta finale, di cedere alla confinante diocesi di Milano “qualche valle” ( con un po’ di Comuni ed abitanti naturalmente !), in caso di richiesta da parte di Roma,  di  eccesivo lavoro cardinalizio. Per il resto, a me pare  tutto è all’insegna de quella chiarezza e    franchezza, a cui, lodevolmente, ci ha abituato  Papa Francesco. Una chiarezza e franchezza che tanto bene stanno arrecando alla Chiesa. E di questa coraggiosa chiarezza di Mons. Delpini, ne sarà contento – sono sicuro – anche Papa Francesco, anche lui invitato a riflettere sulla sua gestione pastorale, che, a suo giudizio, liberamente potrà anche confermare o modificare. Nel recente passato, per esempio in Italia e altrove, c’erano sedi considerate cardinalizie ed, in genere, tutti i pontefici, senza che nessuno glielo imponesse, liberamente,  seguivano questa norma. Con Papa Francesco  non  è più così… ed è liberissimo di farlo. Ma  qualche perplessità  può  sorgere,  è forse vietato esprimerla ?  Penso di no e  che anzi, non dire quello che si pensa,   non   renderebbe un buon servizio al Papa. Intanto, a margine dei vari interventi ci viene da osservare: Non è  proprio Papa Francesco infatti, che con un linguaggio chiaro e schietto senza precedenti, ha spesso parlato senza giri di parole: di “arrivismo…carrierismo….cordate in Vaticano….(nelle Curie diocesane pure…o no ? )…senza paura di mettere alla luce  le debolezze e fragilità umane della Chiesa, che, santa per il suo fondatore,  essendo fatta da uomini ha costantemente bisogno di conversione soprattutto  da parte di quegli  uomini che la rappresentano nei vari ruoli; perché questi, tutti, a partire dal Papa,  non sono esenti da umane fragilità, di cui è bene che prendano atto. Questo coraggio di Papa Francesco, che proprio per questo chiede sempre preghiere per Lui, – a mio giudizio –  ha  fatto crescere consenso e fiducia alla Chiesa nel suo insieme, presentata anche come “ospedale da campo” dove pure gli stessi sacri rappresentanti, a partire dal Papa, da cardinali, vescovi  a scendere…., tutti, proprio tutti  trovano sempre comprensione e misericordia. E  tutti, come Chiesa, – per usare una delle più significative ammonizioni proprio di Papa Francesco – siamo  “non un Comunità di santi ma di “peccatori perdonati”. Ringraziamo intanto il Signore per l’atmosfera nuova di coraggio e di franchezza che è entrata nella Chiesa, nel dire sempre  coraggiosamente la verità, anche quella che può sembrare scomoda e inopportuna;  sempre però  con il dovuto rispetto,  cercando il modo migliore, come è avvenuto nel caso di cui sopra, da parte  dell’arcivescovo Delpini.