Avrebbero organizzato il viaggio di dieci migranti dalla Tunisia a Lampedusa a bordo di un peschereccio, facendosi pagare somme comprese fra 9 mila e 10 mila dinari tunisini. Il gip del tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha convalidato il fermo di due tunisini, padre e figlio di 64 e 28 anni, disponendo per entrambi la custodia cautelare in carcere.
I fatti risalgono al 16 settembre scorso. Il motopesca “Khalil Allah” era stato intercettato al largo dell’isola dalla Guardia costiera dopo una richiesta di soccorso. Cinque persone si erano gettate in acqua ed erano state recuperate. L’imbarcazione, accompagnata in porto per gli accertamenti, aveva successivamente ripreso il mare ma, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di finanza, poco dopo quattro persone sarebbero state viste scendere sulla banchina.
I finanzieri hanno quindi raggiunto il peschereccio e lo ha ricondotto a Lampedusa. Padre e figlio, durante l’interrogatorio, hanno respinto le accuse sostenendo di trovarsi nella zona per una battuta di pesca. “In Tunisia il pesce è poco”, hanno detto. Il gip ha ritenuto sussistenti i gravi indizi e le esigenze cautelari per il pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
