Regionali, il 24 settembre la prova del campo largo: Agrigento osserva, La Vardera accelera, Faraone e Crisafulli spingono De Luca
AGRIGENTO – Il 24 settembre sarà il primo vero test per capire se le diverse anime del centrosinistra siciliano riusciranno a stare dentro la stessa coalizione. Il confronto sulle Regionali arriva infatti con candidature e strategie già sul tavolo.
L’appuntamento è fissato per giovedì 24 settembre alle 15, al Centro Pio La Torre di Palermo, dove si riunirà il tavolo politico del centrosinistra siciliano convocato dal segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo. Al confronto parteciperanno Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e le altre forze dell’area. Sul tavolo ci saranno la definizione del programma elettorale, il perimetro della coalizione e soprattutto il metodo con cui arrivare alla scelta del candidato alla presidenza della Regione, compresa l’ipotesi delle primarie.
Ismaele La Vardera ha scelto di muoversi in anticipo e conferma la volontà di correre per la presidenza della Regione. Avs, invece, chiede un percorso condiviso e indica nelle primarie una possibile strada per individuare il candidato.
Sul versante dell’ipotesi Cateno De Luca, le posizioni assumono sfumature differenti. Davide Faraone ha indicato il leader di Sud chiama Nord come preferenza rispetto a La Vardera. Mirello Crisafulli guarda invece a De Luca come possibile candidato di un centrosinistra allargato, con le primarie come alternativa in caso di mancato accordo.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto i nomi: sul tavolo ci sono anche il perimetro della coalizione e il metodo con il quale arrivare alla scelta del candidato alla presidenza della Regione.
Agrigento, già indicata da La Vardera come laboratorio politico, osserva una partita che adesso si sposta sul piano regionale. Gli equilibri che emergeranno potrebbero inevitabilmente avere riflessi anche sul territorio agrigentino e sulle future alleanze.
La variabile Schifani e l’ipotesi Csm
Ma sulla corsa alle prossime Regionali potrebbe pesare anche un’altra variabile, questa volta nel centrodestra, e riguarda direttamente il presidente della Regione Renato Schifani.
Tra le ipotesi circolate nelle ultime settimane c’è infatti quella di una possibile indicazione dell’attuale governatore siciliano come componente laico del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Uno scenario ancora tutto da verificare, ma che viene seguito con attenzione perché potrebbe intrecciarsi con la partita per Palazzo d’Orléans.
Il Csm si avvia infatti al rinnovo. Il 25 e 26 ottobre i magistrati saranno chiamati a eleggere i 20 componenti togati, mentre spetterà al Parlamento in seduta comune eleggere i 10 componenti laici.
Ed è proprio nella partita parlamentare che sarebbe circolato il nome di Schifani. L’attuale presidente della Regione, avvocato ed ex presidente del Senato, possiede i requisiti previsti per entrare nella componente laica del Consiglio superiore della magistratura.
Secondo le indiscrezioni circolate sulla stampa, l’ipotesi sarebbe legata anche alla partita per la vicepresidenza del Csm. Si tratta, al momento, di uno scenario politico e non di una candidatura formalizzata.
Se questa ipotesi dovesse però prendere concretamente corpo e determinare un’uscita anticipata di Schifani dalla presidenza della Regione, cambierebbe inevitabilmente anche il quadro politico siciliano, aprendo una nuova partita nel centrodestra e incidendo sugli equilibri in vista delle prossime Regionali.
Il 24 settembre, dunque, sarà un primo momento per verificare se le diverse posizioni nel centrosinistra potranno trovare una sintesi. Ma la corsa per Palazzo d’Orléans potrebbe essere condizionata anche da ciò che accadrà sul fronte opposto. Per ora le strade restano diverse e, tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra, la partita appare ancora aperta. Leggi anche: Regionali 2027, Schifani prepara il bis. E Agrigento diventa il campo di prova
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