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Home » Politica » Irene Fucà: «Siamo ancora troppo pochi per cambiare Agrigento. E sarà difficile»

Irene Fucà: «Siamo ancora troppo pochi per cambiare Agrigento. E sarà difficile»

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
17 Settembre 2026
in Politica, evidenza
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Irene Fucà entra in Consiglio: «Clima teso, non me l’aspettavo. Il cambiamento sarà difficile»

La neo consigliera comunale racconta il primo impatto con Palazzo dei Giganti: «Fascicoli complessi e modi poco garbati». Su Crosta: «Ha fatto bene a dimettersi, ma dobbiamo essere meno giustizialisti». E sui primi cento giorni di Sodano: «Nessuno si aspettava un impatto così difficile».

Irene Fucà, qual è stato l’impatto con il Consiglio comunale?

«Mi sento ancora un po’ spaesata. Immaginavo qualcosa di diverso, ma resto ottimista e spero che le cose possano migliorare e che anch’io riesca a sentirmi più a mio agio. Non immaginavo che potessero piombarci addosso fascicoli così complessi. Forse ero un po’ ingenua. Penso, per esempio, alla questione Maddalusa, che richiede tanto studio e tanti faldoni da esaminare, oppure alle carte di Agrigento Capitale della Cultura. Immagino sia il normale rodaggio necessario per capire come funziona la macchina».

C’è qualcos’altro che l’ha sorpresa?

«Sì, i modi. Li definirei a volte anche “violenti”. Non ho trovato quel garbo e quella gentilezza che mi aspettavo. Il clima è teso, pensavo ci fosse maggiore cordialità».

A cosa attribuisce questo clima?

«Credo anche al fatto che il centrodestra fosse abituato a sedere in maggioranza senza una vera opposizione e questa volta deve fare i conti con un gruppo di persone che sta dall’altra parte. Io, tra l’altro, ho formato un gruppo autonomo, quello di Alleanza Verdi Sinistra».

La scelta modifica anche la geografia del Consiglio comunale: Fucà, eletta nella lista Controcorrente e subentrata dopo le dimissioni di Giovanni Crosta, con la costituzione del gruppo autonomo AVS riduce di un’unità la consistenza del gruppo consiliare Controcorrente, pur restando nell’area politica che sostiene l’amministrazione Sodano.

Eppure dal centrodestra sono arrivati anche segnali di apertura. Pensa, ad esempio, alle dichiarazioni del vicepresidente Marco Vullo?

«Mi sembrano dichiarazioni ragionevoli, che non si nascondono dietro un dito. Penso che tutti, dopo lo scontro acceso sulla questione Maddalusa, vogliano abbassare i toni. Credo che da entrambe le parti ci sia la volontà di venirsi incontro, nella consapevolezza che con lo scontro permanente non si governa. È inutile cercare lo scontro su ogni cosa: bisognava trovare una quadra e, in questo senso, Vullo ha fatto bene».

A proposito di cambiamento e delle scelte dell’amministrazione, Fucà si sofferma spontaneamente anche sul Teatro Pirandello.

«Sulla conferma di Giulio Cinque spero sia stato un errore da parte del sindaco, spero che gli sia sfuggito qualcosa nel marasma generale. Ho invece molta stima per la direttrice artistica Roberta Torre e spero che venga confermata alla guida artistica del Teatro. Su Alessandra Fiaccabrino, invece, non ho una conoscenza sufficiente del lavoro svolto per poter esprimere un giudizio».

Siamo ai primi cento giorni dell’amministrazione Michele Sodano. Qual è il suo giudizio?

«Credo che nessuno della maggioranza amministrativa si aspettasse un impatto così difficile. È tutto molto complesso e penso che sarà difficile liberarsi da determinati schemi. Io sono rientrata ad Agrigento da due anni credendo di far parte di un movimento di ritorno e pensando che questo potesse rappresentare un nuovo inizio per la città. In realtà mi sono accorta che siamo ancora pochi».

Perché?

«Perché ad Agrigento si fa fatica a vivere, in termini di servizi e anche di sopravvivenza economica, nonostante altrove, soprattutto nelle grandi città del Nord, la vita sia diventata comunque molto difficile. È complicato anche per chi è nato qui e vorrebbe rientrare. Io spero di rappresentare una parte di società capace di lanciare una sfida a una classe dirigente locale che ha fatto di tutto per rimanere al potere e frenare il cambiamento. Ma per lanciare davvero questa sfida siamo ancora pochi. Siamo arrabbiati, ma non siamo così tanti da riuscire a cambiare veramente le cose. E credo che sarà difficile».

Del caso Giovanni Crosta che idea si è fatta?

«Giovanni ha fatto bene a dimettersi perché si è posto un problema di opportunità politica. Ma continuo a riflettere su un altro aspetto: forse dovremmo fare tesoro di questo episodio ed essere meno giustizialisti, perché prima o poi certe impostazioni possono tornarti contro. Abbiamo dato una brutta immagine, nonostante chi governava prima di noi sia stato più volte sui giornali per vicende di cronaca giudiziaria».

Agrigento, dunque, non è una città per giovani?

«Sono contraria al romanticismo. Sono coordinatrice del Patto per Restare, un’associazione regionale che si batte per il diritto a restare, ma credo che questo diritto debba essere declinato anche politicamente, da sinistra. Se non troviamo soluzioni concrete, rischia di non avere più senso parlarne. Le favole dei borghi e della vita lenta non funzionano più: il quotidiano è un’altra cosa e si misura con fatti concreti. Può essere bellissimo per un turista, molto meno per chi qui vuole costruire il proprio futuro. Agrigento e la Sicilia devono recuperare vocazioni che non possono essere soltanto turistiche. Servono artigianato e agricoltura, altrimenti andremo a sbattere».

Lei, prima di tornare ad Agrigento, dove viveva?

«A Bruxelles, dove lavoravo con le istituzioni europee. Ho 31 anni, ho studiato Relazioni internazionali all’Università di Roma e prima ancora al liceo Empedocle di Agrigento. Parlo anche arabo, anche se ormai lo pratico poco, mentre utilizzo molto di più italiano e inglese».

Che cosa si aspetta dai prossimi cento giorni?

«Mi aspetto cento giorni nei quali si riesca finalmente ad avviare quanto abbiamo promesso in campagna elettorale. Penso alla modifica del regolamento della Consulta giovanile, che i ragazzi chiedono e che da anni non riesce a essere convocata, al regolamento sulla gestione condivisa dei beni comuni e, da consigliera di Sinistra Italiana, vorrei lavorare anche a un regolamento sul salario minimo comunale».

A Maddalusa, sulla questione dell’acqua, l’amministrazione sta andando nella direzione giusta?

«Trovo che il parere legale richiesto dall’assessore Giuseppe Riccobene sia una strada intelligente per provare a garantire l’acqua a chi risiede a Maddalusa e non ha alternative. Credo che adesso l’amministrazione abbia imboccato la strada giusta».

Irene Fucà consigliere comunale

Leggi anche: I 100 giorni di Riccobene: «O arrivano risultati concreti o dovremo trarne le conseguenze»

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