Il giudice del tribunale di Agrigento ha rideterminato la condanna a 11 anni e 8 mesi di reclusione a Carmelo D’Antona, 41 anni, di Licata, ritenuto il l’esecutore materiale del maxi incendio alla ditta di rifiuti Omnia in contrada Bugiades, verificatosi il 20 gennaio del 2024, che causò una grave compromissione dell’aria per la diffusione di sostanze altamente tossiche in percentuali di gran lunga superiore a quelle tollerate dalle norme e dalle linee guida internazionali in tema di inquinamento atmosferico.
L’incendio mise a dura prova, per diversi giorni, i vigili del fuoco che lavorarono instancabilmente nel deposito che, all’epoca, era sotto sequestro da quasi due anni. La condanna del 41enne diventa definitiva alla luce del fatto che il verdetto non è stato impugnato né dalla Procura di Agrigento né dalla difesa. L’imputato, difeso dall’avvocato Carmelo Pitrola, era stato condannato in origine a 14 anni di reclusione. A D’Antona, in concorso con altri, viene contestato anche la circostanza aggravante di aver provocato un delitto contro la salute pubblica.
Nella stessa inchiesta il 41enne era accusato di altri pesanti reati: una estorsione in concorso – per aver portato in aperta campagna un soggetto, sospettato di essere l’autore di un furto, e averlo picchiato e minacciato di morte affinché consegnasse loro 170 euro, pari al valore della merce rubata – e un tentato omicidio per aver preso a sprangate un senza tetto a Campobello di Licata. L’inchiesta – coordinata dal procuratore Giovanni Di Leo e dal sostituto procuratore Alessia Battaglia – avrebbe fatto luce non soltanto sull’incendio alla ditta Omnia ma su uno spaccato di violenza e criminalità diffusa tra Campobello di Licata, Ravanusa e Licata
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
