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Salvatore Gazzitano: «Il Pistacchio di Raffadali ha una carta d’identità digitale, così tuteliamo produttori e consumatori»

9 Settembre 2026
in Buone Notizie (gusto e bontà)
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Salvatore Gazzitano: «Il Pistacchio di Raffadali ha una carta d’identità digitale, così tuteliamo produttori e consumatori»

Dal Fastuca Fest alla lotta contro l’utilizzo improprio del nome “Pistacchio di Raffadali”, passando per il passaporto digitale e le prospettive di crescita della Dop. Salvatore Gazzitano, direttore del Consorzio di tutela, racconta presente e futuro di una delle eccellenze del territorio.

Dal 17 al 20 settembre torna il Fastuca Fest, giunto alla sua decima edizione. Quattro giorni nei quali Raffadali mette al centro il pistacchio, non soltanto come prodotto d’eccellenza, ma come elemento identitario e possibile motore di sviluppo economico del territorio.

A presentare le novità della manifestazione e, soprattutto, a spiegare come riconoscere e tutelare il vero Pistacchio di Raffadali Dop è Salvatore Gazzitano, direttore del Consorzio di tutela.

Il 17, 18, 19 e 20 settembre torna il Fastuca Fest. Quali sono le principali novità di quest’anno?

«Le novità sono tante perché ogni anno cerchiamo di realizzare un’edizione diversa e di migliorare. Avremo nuovi piatti all’interno del Percorso del Gusto. Sabato sera, inoltre, faremo una serata particolare dedicata alla Puglia, con un gruppo pugliese che porterà la notte della pizzica, della taranta e della tammorra».

Ci saranno anche alcuni appuntamenti ormai tradizionali.

«Certamente. Sabato mattina torna la Piazza della Salute, perché il Pistacchio di Raffadali, oltre ad essere un’eccellenza dal punto di vista culinario, presenta anche importanti aspetti legati alla salute. Poi ci saranno attività per i bambini, spettacoli e momenti culturali. Venerdì sera, dopo tanti anni, avremo anche un’esibizione di Mimmo Galletto con i suoi monologhi in siciliano. Un programma ricco di attività per tutti coloro che vorranno venire a Raffadali durante questi quattro giorni».

Raffadali si identifica sempre di più con il pistacchio. Ma come si distingue il vero Pistacchio di Raffadali?

«Un elemento fondamentale è il metodo di tracciabilità che abbiamo individuato. Grazie al passaporto digitale, realizzato con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, abbiamo un contrassegno unico in Europa per quanto riguarda la frutta in guscio. In questo modo diamo al nostro pistacchio una vera e propria carta d’identità digitale, che permette al consumatore di distinguerlo da tutti gli altri».

Qual è l’obiettivo per i prossimi anni?

«Vogliamo rendere questo territorio sempre più vocato alla coltivazione del pistacchio e fare in modo che il Pistacchio di Raffadali venga utilizzato sempre di più dai trasformatori, dai ristoratori e da tutte le attività del territorio. Quando qui si parla di pistacchio, l’obiettivo è che si utilizzi realmente il Pistacchio di Raffadali».

In molti menù compare la dicitura “Pistacchio di Raffadali”. È sempre realmente così?

«Assolutamente no. L’attività di tutela è uno dei compiti che il Consorzio porta avanti insieme agli enti preposti ai controlli. Ma è importante soprattutto che il consumatore sappia riconoscere il prodotto. Quando acquista il Pistacchio di Raffadali Dop deve trovare il logo giallo e rosso della Dop europea e il passaporto digitale. Senza questi elementi non può essere Pistacchio di Raffadali Dop».

La Dop oggi è una realtà consolidata, ma il percorso non è stato semplice.

«Assolutamente no. Dietro c’è stato un lungo lavoro che continua ancora oggi. Un mese fa è stato approvato il nuovo piano dei controlli e, da gennaio, tutti i produttori avranno l’obbligo di apporre il contrassegno del passaporto digitale. Dobbiamo inoltre convincere sempre più produttori ad aderire al percorso della Dop: significa aumentare la qualità, ma soprattutto creare nuove prospettive di sviluppo per l’intero territorio».

C’è anche un equivoco da chiarire: il Pistacchio di Raffadali Dop non deve necessariamente essere coltivato all’interno dei confini comunali di Raffadali.

«Esatto. Come per tutti i prodotti di qualità esistono un areale e un disciplinare. Il nostro comprende 31 comuni delle province di Agrigento e Caltanissetta. I pistacchieti con la cultivar prevista dal disciplinare, all’interno di questo areale, possono aderire al processo di certificazione della Dop. Il Pistacchio di Raffadali rappresenta quindi un territorio che va ben oltre i confini della città».

Manifestazioni come il Fastuca Fest servono anche a costruire il futuro di questa filiera?

«Certamente. L’obiettivo è fare di Raffadali e dell’intero territorio un punto di riferimento per la valorizzazione enogastronomica dei nostri prodotti. Vogliamo che il Pistacchio di Raffadali sia realmente presente nei piatti preparati sul territorio e, allo stesso tempo, aumentare il numero di ettari coltivati a pistacchio nella nostra provincia».

Il Fastuca Fest diventa così non soltanto una vetrina del gusto, ma uno degli strumenti attraverso i quali il Consorzio prova a costruire una filiera sempre più riconoscibile e tutelata. Dal campo al piatto, passando per la tracciabilità, la trasformazione e la ristorazione: la sfida è fare del Pistacchio di Raffadali Dop un’opportunità economica per un territorio sempre più ampio.

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