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Home » Politica » Raffadali, i primi cento giorni di Ida Cuffaro: «Tante emozioni, ora inizieremo a raccogliere i risultati»

Raffadali, i primi cento giorni di Ida Cuffaro: «Tante emozioni, ora inizieremo a raccogliere i risultati»

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
8 Settembre 2026
in Politica, top2
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Raffadali, i primi cento giorni di Ida Cuffaro: «Tante emozioni, ora inizieremo a raccogliere i risultati»

Dalla mensa scolastica alla viabilità, fino alla difficile gestione della questione idrica e ai rapporti con AICA. La sindaca traccia il primo bilancio dopo l’elezione di maggio e guarda avanti: «Il pistacchio deve diventare il volano dell’economia di Raffadali e offrire ai nostri giovani la possibilità di restare».

Cento giorni alla guida di Raffadali. Ida Cuffaro, eletta sindaca nel maggio scorso, traccia un primo bilancio della sua amministrazione e racconta l’impatto con una macchina comunale nella quale i tempi della politica e quelli necessari per trasformare i progetti in atti concreti non sempre coincidono.

«Sono stati cento giorni di grandi emozioni», racconta. Ma anche cento giorni trascorsi facendo i conti con «una burocrazia molto lenta» e con una serie di emergenze e priorità da affrontare.

Dalla mensa scolastica, che Cuffaro vuole riportare a Raffadali dopo anni di affidamento a catering esterni, alla viabilità, fino alla questione idrica e al rapporto con AICA. Su quest’ultimo fronte la sindaca non nasconde alcune perplessità sui tempi con cui sono state introdotte le nuove procedure per l’approvvigionamento attraverso le autobotti: «È giusto che la gente debba regolarizzarsi, però i tempi sono stati troppo celeri e la comunità è andata fortemente in sofferenza».

E poi c’è la prospettiva di lungo periodo: trasformare il pistacchio di Raffadali in qualcosa che vada oltre la promozione di un’eccellenza agroalimentare, facendone un vero motore di sviluppo e occupazione. Un obiettivo che assume ancora più significato alla vigilia della decima edizione del Fastuca Fest, in programma dal 17 al 20 settembre.

Sindaca, come sono stati questi primi cento giorni alla guida di Raffadali?

«Sono stati cento giorni di grandi emozioni, intanto, perché il passaggio dalla campagna elettorale alla vita di tutti i giorni ovviamente cambia un po’ le regole e le speranze. Mi sono trovata a fronteggiare una burocrazia che è molto lenta e molto lunga. Quando si parla di attività che riguardano gli enti locali non è come quando si gestisce casa propria.

Ho dovuto rispettare le tempistiche di tantissime attività che poi porteranno, sono sicura, agli obiettivi che mi sono prefissata. Abbiamo tante cose da fare ancora, è tutto in preparazione. Tutti gli atti prodromici sono stati avviati, quindi a breve raccoglieremo i risultati di quello che stiamo facendo in questi mesi.

Sicuramente sono stati cento giorni molto positivi per me. Ho tantissime speranze e tante piccole soddisfazioni le abbiamo già ottenute».

Non sono stati cento giorni di vacanza?

«Direi proprio di no. Io ho tre bimbi piccoli che stanno un pochino soffrendo la mia mancanza, perché quando inizio dei percorsi e sono convinta di quello che voglio fare, mi butto a capofitto sui miei progetti. Quindi, per forza di cose, il resto viene un pochino sacrificato.

Ho preso soltanto tre giorni per la mia famiglia, in un villaggio turistico. Sono stati tre giorni, però, trascorsi anche al telefono per tante piccole occasioni ed esigenze che mi hanno tenuta impegnata per la mia comunità.

Lo faccio con piacere. È una scelta che ho fatto in maniera convinta e quindi sapevo a cosa andavo incontro. Nulla di inaspettato per me».

Quali sono in questo momento le priorità per lei e per la sua comunità?

«Le priorità sono tante. Una fra tutte riguarda gli istituti scolastici. Uno degli obiettivi, che rappresenta uno dei punti cardine del mio programma e il mio sogno più grande, è avviare la mensa scolastica.

Da qualche anno ci affidiamo a catering esterni. Quest’anno, invece, con un impegno importantissimo mio e della Giunta, che ringrazio, stiamo portando avanti il progetto di riportare la mensa scolastica a Raffadali così come era otto anni fa.

La procedura è lunga, però sono sicura che raggiungeremo l’obiettivo, nonostante ci vorrà del tempo.

Poi c’è la viabilità, che stiamo attenzionando. Stiamo sostenendo anche il percorso che sta facendo AICA. Purtroppo, come in tutti i Comuni, abbiamo diverse problematiche legate alle rotture di una rete fognaria e idrica che è un po’ un colabrodo. Ma questo è quello che vivono anche gli altri Comuni.

Stiamo provando a fronteggiare le esigenze di ogni giorno per dare risposte alla comunità nel modo migliore possibile. Ovviamente c’è tanto da fare. Queste sono le priorità più grandi, poi ce ne saranno tante altre a seguire».

La questione AICA come la state gestendo?

«Stiamo gestendo la questione AICA sin da subito. Io sono stata proclamata il 26 maggio e il primo luglio eravamo già impegnati ad aprire il primo punto AICA, e l’unico punto AICA, a Raffadali.

Abbiamo dato la massima disponibilità nei confronti dell’ente gestore. Abbiamo dato un sostegno ad AICA mettendo a disposizione due dipendenti comunali, che hanno lavorato anche per aiutare la popolazione a compilare le autodichiarazioni attraverso le quali ottenere questo benedetto codice che consente di avere l’acqua tramite mezzo sostitutivo, quindi tramite autobotte.

Raffadali, per fortuna, non ha tantissime situazioni negative. Anche di abusivismo edilizio fortunatamente non ne abbiamo tanto. Però sicuramente molta gente, in assenza della rete idrica, si serviva dell’autobotte come mezzo sostitutivo.

Tutte queste persone si sono trovate di punto in bianco davanti a una situazione diversa. Ed è quello che io ho un po’ lamentato: questa celerità nell’intervento e nel decidere che la situazione dovesse cambiare rispetto al periodo precedente.

Bisognava dare tempo ai concittadini di Raffadali di capire che la situazione stava cambiando e quindi portarli, in altri modi e soprattutto con altri tempi, a censirsi. Questa è l’unica pecca, secondo me.

È giusto che la gente debba regolarizzarsi per avere un servizio, perché è un servizio individuale ed è quindi giusto che ci sia un contratto. Però i tempi sono stati troppo celeri e la comunità è andata fortemente in sofferenza.

Abbiamo fatto quello che potevamo: l’apertura del punto AICA, la disponibilità dei dipendenti comunali, la disponibilità dell’autobotte del Comune, sempre nei limiti di ciò che ci era possibile.

Io sono stata sempre in Comune, sempre a disposizione della mia comunità, anche perché diverse persone con problematiche legate a bambini piccoli o disabili in casa avevano necessità di ricevere l’acqua in tempi celeri. E quindi, se questo servizio non poteva essere garantito dall’ente gestore, l’ho garantito io come sindaco, prendendomi la responsabilità di una fornitura».

Raffadali si identifica sempre di più con il pistacchio. Quanto rappresenta oggi questa eccellenza per la comunità?

«È un motivo di grande orgoglio. Questo è il decimo anniversario e il mio primo da sindaco di Raffadali. Sicuramente è un grande orgoglio.

È un percorso, un progetto che ho sposato da semplice cittadina e che adesso sposo anche come sindaco. Per quanto riguarda la disponibilità a spingere questo progetto oltre la Regione e oltre i confini nazionali, sarà completa, piena e ampia.

Sto già intrattenendo delle relazioni. Ieri ho incontrato il sindaco di una città francese: inizieremo ad ottobre ad avere le prime relazioni e a gennaio ci sarà il gemellaggio.

Io mi sto muovendo perché spero che il pistacchio di Raffadali non sia soltanto un punto di inizio. Quello che a me interessa è che diventi il volano dell’economia di Raffadali.

Tanti ragazzi ormai sono fuori paese proprio perché cercano lavoro altrove. Io credo che il pistacchio, insieme a tante altre fonti di economia, possa essere utile alla mia comunità per rimanere.

Vorrei che le nuove generazioni – e lo dico anche da madre di tre bambini – rimanessero a Raffadali con noi, credessero nei progetti raffadalesi e li portassero avanti. Vorrei che si utilizzasse il pistacchio sia nella fase della produzione sia nella fase della lavorazione, affinché questi ragazzi possano trovare una risposta economica e decidere di rimanere con noi a Raffadali.

Questo è il mio più grande sogno e spero di aiutarli con i mezzi che ho a disposizione».

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