Caso Crosta, Controcorrente chiede il passo indietro: il “metodo La Vardera” adesso colpisce uno dei suoi
«A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». La celebre frase attribuita a Pietro Nenni sembra adattarsi perfettamente al caso che scuote Controcorrente e l’amministrazione comunale di Agrigento.
Il movimento rompe gli indugi e chiede ufficialmente a Giovanni Crosta di fare un passo indietro. Una decisione definita «sofferta ma necessaria», maturata dopo un confronto interno che avrebbe fatto emergere forti tensioni proprio nei giorni degli Stati generali organizzati all’Hotel Kaos.
Nella giornata conclusiva della manifestazione si è fatta notare l’assenza del sindaco Michele Sodano, del vicesindaco Crosta e dei principali esponenti della giunta comunale. Un’assenza che, alla luce delle indiscrezioni raccolte, potrebbe non essere stata casuale.
Dopo l’intervista rilasciata ad AgrigentoOggi, Ismaele La Vardera avrebbe chiesto al sindaco Sodano di valutare le dimissioni del vicesindaco. Una posizione che avrebbe aperto una discussione durissima all’interno del movimento proprio durante l’appuntamento politico che avrebbe dovuto celebrare il cosiddetto “modello Agrigento”.
Ieri La Vardera aveva scelto una formula attendista, parlando della necessità di verificare i documenti e aspettare gli accertamenti. Una posizione apparsa debole e contraddittoria rispetto all’intransigenza mostrata in passato nei confronti degli avversari politici. Oggi, invece, arriva la linea del rigore: Crosta deve fare un passo indietro.
«Controcorrente non fa sconti neppure ai suoi iscritti»
«La vicenda dell’avvocato Giovanni Crosta ha acceso un dibattito molto importante all’interno dei quadri dirigenti del nostro movimento – afferma la segretaria regionale di Controcorrente – perché ci offre l’opportunità di creare un precedente importante, quasi unico nel panorama dei partiti: mentre altri spesso difendono l’indifendibile, noi non ci sottraiamo dall’applicare il metodo Controcorrente anche a un nostro iscritto».
Da qui la decisione: «La valutazione complessiva ci porta a compiere una scelta sofferta ma necessaria, chiedendo un passo indietro a Giovanni Crosta, eletto nelle file di Controcorrente».
Il movimento precisa che il problema non sarebbe avere ricevuto in eredità un immobile privo dei necessari titoli edilizi: «Non esiste il reato di abusivismo per eredità. Il problema è avere affermato, nelle ore successive, circostanze che poi si sono dimostrate non coerenti con la realtà. Affermazioni alle quali abbiamo creduto in assoluta buona fede e che ci hanno portato inizialmente ad assumere una posizione cauta».
Le dichiarazioni sull’utilizzo della casa
A determinare il cambio di linea sarebbero state soprattutto le notizie emerse successivamente e le contraddizioni relative all’effettivo utilizzo dell’immobile.
«Affermare che la casa fosse disabitata, per ridimensionare la notizia, e scoprire poi che è stata utilizzata, anche se in maniera non continuativa, è poco consono ai principi della trasparenza e della verità dei fatti. Se avessimo conosciuto questa situazione al momento della candidatura, certamente non lo avremmo candidato. Crosta non ci ha mai detto nulla».
La nuova replica del vicesindaco, dunque, non avrebbe chiuso il caso. Al contrario, avrebbe sollevato ulteriori interrogativi sull’immobile, sul suo utilizzo e sulla documentazione urbanistica. La strada più semplice sarebbe stata probabilmente quella di riconoscere di non essere stato abbastanza chiaro, mettere a disposizione tutti gli atti e convocare una conferenza stampa.
La pratica di sanatoria e l’opportunità politica
Controcorrente solleva anche una questione di opportunità politica: la permanenza in giunta di un amministratore interessato da una pratica di sanatoria depositata presso lo stesso Comune che contribuisce ad amministrare.
«Ci siamo posti una domanda molto semplice: che cosa avremmo fatto se fossimo stati all’opposizione? Avremmo preteso esattamente quello che stiamo chiedendo oggi. Crosta farà valere le proprie ragioni nelle sedi opportune, ma noi abbiamo costruito la nostra credibilità su scelte intransigenti che non possono valere per gli altri e non per noi».
È questo il cuore politico della vicenda. La Vardera ha costruito gran parte della propria azione sulla lotta agli abusi, sulla trasparenza e sulla richiesta di dimissioni rivolta agli avversari. Una linea che difficilmente avrebbe consentito prudenza se il protagonista fosse appartenuto a un altro partito. Il metro della trasparenza, dunque, non può cambiare secondo l’appartenenza politica dell’interessato.
Il movimento ricorda inoltre di avere chiesto un accertamento agli uffici regionali competenti: «Quando abbiamo appreso la notizia non siamo rimasti a guardare e abbiamo scritto all’ufficio preposto della Regione affinché venisse avviato un controllo rigoroso».
La decisione adesso spetta a Sodano
La posizione di Controcorrente è stata formalmente rappresentata al sindaco: «Abbiamo comunicato al sindaco di Agrigento la posizione del partito. Adesso restiamo in attesa dell’auspicato passo indietro».
Il caso, quindi, non riguarda più soltanto Giovanni Crosta. Investe direttamente Michele Sodano, Ismaele La Vardera e l’intero progetto politico di Controcorrente.
Il movimento ha scelto di chiedere le dimissioni del vicesindaco, ma la decisione amministrativa e politica passa adesso dal sindaco. Toccherà a Sodano stabilire se accogliere la posizione del partito oppure confermare la fiducia al suo vice.
A meno di cento giorni dall’insediamento, l’amministrazione comunale di Agrigento si trova così ad affrontare la sua prima vera crisi politica. Quello che fino a pochi giorni fa veniva presentato come il “modello Agrigento” è chiamato adesso alla prova più difficile: applicare a se stesso lo stesso rigore invocato per gli altri.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
