Il sindaco Michele Sodano ha presentato il nuovo Cda della Fondazione Teatro Pirandello: Osvaldo Lo Iacono, Silvia Giambrone, Giuseppe Innocente e Maricetta Lombardo. Il precedente Cda si era dimesso, lasciando al sindaco l’occasione per aprire davvero una nuova fase.
E infatti arrivano le parole solenni: merito, competenza, discontinuità. Parole che, però, adesso dovranno essere misurate sui fatti.
Perché quando AgrigentoOggi aveva anticipato alcuni nomi del nuovo Cda, il sindaco era intervenuto pubblicamente per smentirli. Oggi, quegli stessi nomi vengono confermati.
Prima la smentita. Poi la conferma. Un curioso modo di intendere la trasparenza.
Ma la contraddizione più evidente è emersa durante la conferenza stampa. Il sindaco ha prima ringraziato l’ex presidente Patti e riconosciuto il buon lavoro svolto dalla precedente gestione.
Poi, però, ha cambiato completamente registro, contestando e demolendo praticamente tutto ciò che era stato fatto prima, fino a delegittimare e umiliare Patti e l’intera governance precedente.
Prima il ringraziamento. Poi la demolizione.
E allora una domanda è inevitabile: qual è la versione vera?
Perché non si può elogiare una gestione e, nello stesso tempo, costruire il racconto secondo cui quella stessa gestione era da cancellare. A meno che non serva creare un passato da demolire per rendere più credibile il presente.
Ora il sindaco ha un Cda nuovo. Ha avuto l’occasione di scegliere. Ha parlato di discontinuità. Bene.
Adesso dimostri che la discontinuità non è soltanto nei nomi, ma nei risultati.
Perché un nuovo Cda non è una rivoluzione. Una nomina non è una competenza. Una conferenza stampa non è un risultato.
Il Teatro Pirandello appartiene alla città, non a chi lo governa pro tempore. E non può diventare il palcoscenico di regolamenti di conti politici.
A Lo Iacono, Giambrone, Innocente e Lombardo spetta ora dimostrare sul campo cosa valgono. Al sindaco spetta invece dimostrare che “merito”, “competenza” e “discontinuità” non sono soltanto parole buone per una conferenza stampa.
Perché, alla fine, la domanda resta tutta qui:
se il passato era davvero tutto sbagliato, perché ringraziarlo? Se invece il lavoro era buono, perché demolirlo?
La città non ha bisogno di nuovi slogan. Ha bisogno di risultati.
Il sipario si è alzato.
Adesso comincia lo spettacolo vero. E a giudicare non saranno le parole, ma i fatti.
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