AGRIGENTO. C’è un filo conduttore che attraversa il racconto di Giuseppe Pendolino: riportare il Libero Consorzio Comunale di Agrigento alla normalità. Una normalità fatta di strade percorribili, scuole sicure, immobili pubblici recuperati, turismo valorizzato e servizi che funzionano. A poco più di un anno dall’insediamento, il presidente traccia il bilancio di un percorso che definisce «di programmazione», nel quale sono state gettate le basi per opere destinate a cambiare il volto della provincia. Dalla viabilità all’edilizia scolastica, dal rilancio del patrimonio culturale all’aeroporto di Agrigento, fino alla risposta all’emergenza incendi e al sostegno ai quarantatré comuni del territorio, Pendolino rivendica un metodo fondato sul dialogo e sulla concretezza.
Presidente, nell’aprile di un anno fa iniziava questa esperienza amministrativa. Oggi che bilancio sente di poter fare?
«Abbiamo voluto raccontare pubblicamente ciò che è stato fatto perché chi amministra ha il dovere della trasparenza. È stato un anno molto intenso, forse meno visibile agli occhi dei cittadini perché gran parte del lavoro si è svolta negli uffici, tra progettazioni, finanziamenti, gare d’appalto e programmazione. Non è stato l’anno delle inaugurazioni, ma quello in cui, con la collaborazione dell’intero Consiglio, abbiamo costruito le fondamenta. Molti degli interventi programmati stanno entrando adesso nella fase realizzativa e nei prossimi mesi i cittadini inizieranno a vedere concretamente i risultati.»
Quali sono gli interventi che considera più importanti?
«Sicuramente quelli destinati all’edilizia scolastica. Abbiamo stanziato quattro milioni e mezzo di euro che si aggiungono ai quattro milioni già investiti lo scorso anno. Per noi la sicurezza degli studenti rappresenta una priorità assoluta. Accanto a questo abbiamo previsto circa tre milioni di euro per recuperare il patrimonio immobiliare del Libero Consorzio. Penso soprattutto all’ex convento di San Domenico di Sciacca, un edificio di straordinario valore storico che vogliamo restituire alla città trasformandolo in uno spazio museale aperto ai cittadini e ai visitatori.»
La viabilità continua a rappresentare una delle emergenze della provincia.
«È probabilmente la sfida più importante. Per anni le strade provinciali hanno sofferto una carenza di manutenzione e oggi stiamo cercando di recuperare il tempo perduto. Abbiamo previsto un investimento di circa un milione e mezzo di euro per illuminare tutti gli svincoli della provincia e sostituire integralmente la segnaletica stradale ormai deteriorata o assente. Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Una segnaletica moderna, leggibile e uniforme significa sicurezza per chi vive qui e accoglienza per chi arriva da fuori. Anche questi sono servizi che qualificano un territorio.»
Tra gli interventi ci sono anche quelli dedicati all’accessibilità.
«Abbiamo finanziato l’acquisto di pedane che saranno installate negli undici comuni costieri della provincia, da Lampedusa fino a Menfi, per consentire alle persone con disabilità di raggiungere il mare in piena autonomia. Non considero questo un risultato eccezionale. È semplicemente ciò che un ente pubblico deve garantire. Credo che la normalità passi anche attraverso piccoli gesti che migliorano concretamente la qualità della vita.»
L’estate è stata segnata dai devastanti incendi nei Monti Sicani. Come avete affrontato l’emergenza?
«Sono stati giorni difficilissimi. Abbiamo visto bruciare un patrimonio naturalistico straordinario e tante aziende agricole si sono ritrovate senza il foraggio necessario per alimentare il bestiame.
Di fronte a questa emergenza abbiamo assistito però a una bellissima risposta del territorio. Molti agricoltori hanno donato spontaneamente fieno e paglia ai colleghi colpiti dagli incendi.
Il Libero Consorzio, attraverso la Protezione Civile e i cantonieri, ha messo gratuitamente a disposizione uomini e mezzi per raccogliere e distribuire questi aiuti.
Parallelamente stiamo intensificando i controlli grazie ai droni con telecamere termiche utilizzati dalla Protezione Civile e dalla Polizia Provinciale, con l’obiettivo di prevenire nuovi incendi e contrastare l’azione dei piromani.»
Cultura e turismo sembrano essere un’altra direttrice importante della sua amministrazione.
«Assolutamente sì. Il turismo non può vivere soltanto di mare o della Valle dei Templi. Deve diventare un sistema.
La stagione del Teatro dell’Efebo e quella del teatro classico stanno dimostrando che il pubblico risponde con entusiasmo quando vengono proposte iniziative di qualità.
Abbiamo inoltre avviato un importante progetto di valorizzazione del Giardino Botanico, dove nasceranno percorsi naturalistici, spazi dedicati agli artigiani e ai produttori locali e aree per l’accoglienza dei visitatori.
L’obiettivo è creare nuove occasioni di permanenza sul territorio e promuovere le nostre eccellenze.»
Tra i progetti più ambiziosi rimane quello dell’aeroporto. Oggi, alla luce dei problemi che stanno interessando lo scalo di Catania a causa dell’attività eruttiva dell’Etna, con voli dirottati e pesanti disagi per i passeggeri, la realizzazione di un aeroporto nell’Agrigentino assume un significato ancora più strategico?
«Assolutamente sì. Quello che sta accadendo in questi giorni a Catania dimostra, ancora una volta, quanto sia importante disporre di una rete aeroportuale distribuita e capace di garantire alternative concrete ai cittadini e ai turisti.
L’attività dell’Etna e i conseguenti problemi logistici stanno provocando disagi a tanti passeggeri. Penso, in particolare, agli agrigentini che, dopo essere stati dirottati su Palermo, si sono trovati nella necessità di rientrare nel nostro territorio con mezzi pubblici o taxi, sostenendo costi aggiuntivi, per poi dover tornare a Catania a recuperare le proprie automobili lasciate nei parcheggi dello scalo. Sono situazioni che dimostrano quanto la distanza dagli aeroporti rappresenti ancora oggi un problema concreto per il nostro territorio. Per questo motivo sono ancora più convinto che la realizzazione dello scalo aeroportuale agrigentino non debba essere considerata soltanto un’opera utile alla nostra provincia, ma una vera e propria infrastruttura strategica per l’intera Sicilia. Un aeroporto ad Agrigento significherebbe maggiore accessibilità, maggiore resilienza del sistema aeroportuale regionale e soprattutto la possibilità di offrire ai cittadini e ai visitatori un’alternativa concreta quando uno degli altri scali siciliani si trova in difficoltà. Noi ci abbiamo creduto sin dal primo giorno. Abbiamo finanziato il business plan e lo studio di fattibilità perché siamo convinti che questa infrastruttura possa cambiare il futuro dell’intero territorio. Dopo l’estate chiederò un incontro con ENAC e con il Ministero dell’Economia per comprendere quali siano gli ultimi passaggi necessari. Da parte nostra c’è la massima volontà di andare avanti. Da operatore turistico, conosco bene quanto la presenza di un aeroporto possa incidere sulle scelte dei visitatori e degli investitori. Oggi più che mai dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre i confini provinciali: l’aeroporto di Agrigento può diventare un volano straordinario non soltanto per il turismo agrigentino, ma per lo sviluppo economico e infrastrutturale dell’intera Isola».
Lei ha spesso ribadito che il Libero Consorzio non deve essere “agrigentocentrico”.
«Lo penso oggi come lo pensavo durante la campagna elettorale. La provincia è composta da quarantatré comuni e tutti devono sentirsi protagonisti. Con tutto il Consiglio abbiamo sostenuto iniziative culturali e turistiche in tutto il territorio, distribuendo le risorse disponibili attraverso bandi pubblici e partecipando a manifestazioni nazionali come TuttoFood e la Fiera dell’Artigianato di Milano insieme alle imprese agrigentine. Quando cresce un comune cresce tutta la provincia. Questa è la nostra idea di amministrazione.»
Se dovesse immaginare il giorno in cui lascerà questo incarico, quale eredità vorrebbe consegnare?(Pendolino si concede una breve pausa prima di rispondere).«Vorrei che i cittadini potessero dire che il Libero Consorzio è tornato ad essere un ente utile. Vorrei lasciare strade più sicure, scuole migliori, edifici recuperati, servizi efficienti e un territorio più attrattivo. Ma soprattutto vorrei lasciare un metodo: quello della programmazione, della collaborazione con i sindaci e dell’ascolto dei territori. Le opere si realizzano nel tempo. Quello che conta è avere il coraggio di iniziarle e la determinazione di portarle avanti. Se riusciremo a fare questo, avremo dato un contributo concreto al futuro della nostra provincia.»
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