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Home » Cronaca » Nove anni senza Giuseppe: «Aspetto ancora la verità sulla morte di mio figlio»

Nove anni senza Giuseppe: «Aspetto ancora la verità sulla morte di mio figlio»

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
4 Agosto 2026
in Cronaca, evidenza
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Il prossimo 22 agosto saranno trascorsi nove anni dalla morte di Giuseppe Di Stefano, il giovane agrigentino di 26 anni che perse la vita in un incidente stradale avvenuto sulla strada statale 640, nei pressi di Villa Laura, tra lo svincolo per la galleria Caos e quello di Maddalusa.

Un dolore che il tempo non ha attenuato e che continua ad accompagnare ogni giorno sua madre, Carmelina Nobile, oggi impegnata nell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (AIFVS-APS) – Sezione di Agrigento, dove trasforma il proprio dramma personale in un impegno costante per la sicurezza stradale e per il sostegno alle famiglie colpite da tragedie simili.

A distanza di nove anni, però, resta soprattutto una domanda senza risposta.

«Aspetto ancora la verità», racconta Carmelina, che continua a ripercorrere con estrema lucidità quel pomeriggio del 22 agosto 2017.

La convinzione della donna è che qualcuno possa sapere cosa sia realmente accaduto negli istanti precedenti all’impatto.

«Mi dissero che in quel momento c’era un traffico intenso. Per questo faccio fatica a credere che nessuno abbia visto nulla. Se mio figlio fosse caduto da solo, sarebbe stato persino più semplice dirlo. Invece nessuno ha parlato. È questo silenzio che continua a farmi riflettere».

Uno degli elementi che negli anni ha alimentato i suoi dubbi riguarda il casco indossato dal figlio.

«Ho parlato con il commissario che intervenne sul posto e gli ho chiesto se il casco fosse stato tolto dagli agenti. Mi rispose di no: quando arrivarono, il casco era già stato appoggiato sulla strada. Ho fatto la stessa domanda anche a una delle operatrici del 118 intervenute quel giorno e anche lei mi ha confermato che Giuseppe non lo aveva più in testa quando arrivarono. Qualcuno glielo aveva tolto».

Un particolare che, secondo Carmelina, lascia aperti numerosi interrogativi.

«Potrebbe essere stato chi ha causato l’incidente oppure qualcuno che si è fermato per cercare di aiutarlo. Non lo so. Ma nessuno ha mai raccontato cosa sia realmente successo».

Negli anni la madre di Giuseppe ha cercato personalmente risposte, parlando con chi intervenne quel giorno.

«Le informazioni che sono riuscita a raccogliere non arrivano da fonti ufficiali. Sono notizie che ho ottenuto parlando direttamente con le persone presenti. Più passa il tempo e più aumentano la consapevolezza e, purtroppo, anche i dubbi».

Nonostante tutto, Carmelina continua a sperare.

«Non sto facendo tutto questo soltanto per me. Se anche l’ultimo giorno della mia vita dovessi conoscere la verità, penso che almeno questo lo meriti mio figlio».

Parallelamente è cresciuto il suo impegno nell’educazione stradale attraverso l’AIFVS.

«Dal punto di vista della sensibilizzazione credo siano stati fatti passi avanti. Nelle scuole si parla molto di più di educazione stradale e questo è importante. Ma sulla sicurezza c’è ancora tanto da fare».

Per Carmelina la prevenzione passa da più fronti.

«Servono controlli più efficaci sulle strade, infrastrutture migliori e una giustizia che riesca ad applicare concretamente le norme previste dal Codice della strada. La sicurezza nasce dalla collaborazione tra cittadini, istituzioni e infrastrutture adeguate. Solo così si possono evitare altre tragedie».

L’incidente costò la vita a Giuseppe Di Stefano il 22 agosto 2017, quando la sua Yamaha YBR 250 finì coinvolta nel drammatico sinistro lungo la statale 640, nei pressi di Villa Laura. Nel corso delle indagini emerse anche la presenza di un testimone, ma a distanza di nove anni la madre continua a chiedere che venga fatta piena luce su quanto accadde quel pomeriggio.

Per Carmelina Nobile la ricerca della verità non è mai terminata. È diventata parte della sua vita e dell’impegno quotidiano che oggi porta avanti accanto alle famiglie delle vittime della strada, affinché nessun’altra madre debba convivere con il peso delle stesse domande rimaste senza risposta.

Qualche giorno fa Carmelina e Patrizia, mamme – coraggio unite dallo stesso dolore e dalla stessa missione ha ricevuto il premio “Sipario d’Oro”. Agrigento, consegnati i riconoscimenti del XIX Premio Sipario d’Oro

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