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Home » Turismo » San Leone, il caos non è turismo

San Leone, il caos non è turismo

Domenico Vecchio Di Domenico Vecchio
1 Agosto 2026
in Turismo, Editoriali, San Leone
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Pensavo di non tornare più su questa vicenda, perché mi sembrava di aver già detto tutto quello che c’era da dire. Invece ci torno un’ultima volta, anche perché il dibattito che si è aperto è stato interessante. Tantissime persone hanno espresso la propria opinione, chi condividendo le mie osservazioni, chi criticandole. Non sono mancati, come sempre accade sui social, attacchi personali e illazioni. Fa parte del gioco.

Adesso, però, possiamo parlare dei fatti. L’evento è partito e, come avevamo previsto, si è rivelato un semplice food village: stand gastronomici che vendono cibo, birra, alcolici e superalcolici. Nulla di diverso rispetto a ciò che già offrono le attività commerciali di San Leone.

Ed era inevitabile che molti commercianti manifestassero il proprio malcontento. Hanno investito centinaia di migliaia di euro nei loro locali, li tengono aperti tutto l’anno e oggi si ritrovano con un parcheggio in meno, con il traffico paralizzato e con una concorrenza diretta che vende esattamente gli stessi prodotti.

Nessuno dice che San Leone debba rimanere spenta. Anzi. Chi sostiene il contrario travisa completamente il senso della discussione. Una cosa è una San Leone viva, attrattiva e ricca di iniziative; un’altra è una San Leone nel caos.

C’è poi chi continua a ripetere che queste manifestazioni sono a costo zero per il Comune. Non è così. Ci sono costi per la Polizia Municipale, per la gestione del traffico, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, per i servizi e per tutto ciò che ruota attorno a un evento di queste dimensioni. Dire che non costano nulla significa ignorare una parte importante della realtà.

E poi c’è il tema della viabilità. Non basta pubblicare un video sui social per spiegare un nuovo piano del traffico e pensare che tutti lo abbiano visto e compreso. A San Leone arrivano persone da tutta la provincia: da Canicattì, Favara, dalla provincia di Caltanissetta e da tanti altri comuni dell’entroterra. Chi viene per trascorrere una serata al mare non è tenuto a seguire i video dell’assessore né, probabilmente, li conosce.

Il risultato si è visto ieri sera. Code interminabili in entrata e in uscita, traffico completamente congestionato, automobilisti costretti a improvvisare percorsi alternativi, controsensi, inversioni e parcheggi selvaggi. In poche parole, caos.

Magari a qualcuno piace questo modello di San Leone. Magari c’è chi identifica il divertimento con la confusione. Personalmente credo che non sia questa l’immagine di una città che ambisce a definirsi europea. E mi sorprende ancora di più perché è la stessa amministrazione che, durante la campagna elettorale, aveva parlato di qualità urbana, ordine e vivibilità.

C’è poi un aspetto che si ripete puntualmente a ogni cambio di amministrazione. Lo abbiamo scritto e detto con tutti i sindaci, senza fare distinzioni.

Succede spesso che, nei primi mesi di mandato, qualche imprenditore proponga eventi di questo tipo. La nuova amministrazione, ancora senza una propria programmazione estiva, finisce per accettarli perché rappresentano qualcosa di già pronto da mettere in calendario. È una scorciatoia comprensibile, ma quasi sempre si rivela un errore.

Infatti, puntualmente, queste iniziative non vengono più ripetute negli anni successivi, perché ci si rende conto che producono più problemi che benefici.

Non sto dicendo che manifestazioni del genere non debbano esistere. Sto dicendo che vanno organizzate nel periodo giusto, nel luogo giusto e all’interno di una strategia complessiva che tenga conto delle esigenze della città, dei residenti e delle attività economiche.

Con questo considero chiuso l’argomento. L’obiettivo non è fare polemica per il gusto di farla, né tantomeno essere “frustrati”, come qualcuno ha scritto. È semplicemente esprimere un’opinione, come abbiamo sempre fatto con tutti i sindaci e con tutte le amministrazioni, senza guardare il colore politico.

Adesso parliamo d’altro e godiamoci l’estate. Ma senza rinunciare al diritto di dire, con rispetto e spirito critico, quello che pensiamo.

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