Mentre prosegue il confronto istituzionale sulla gestione dell’emergenza idrica a Maddalusa, arriva un gesto concreto di solidarietà dalla Parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Agrigento, che attraverso la Caritas parrocchiale ha avviato una raccolta di acqua destinata alle famiglie in difficoltà.
L’iniziativa invita i fedeli e tutti coloro che desiderano contribuire a portare in chiesa uno o più bidoni d’acqua. Saranno poi i volontari della Caritas a trasferirli nel centro di raccolta allestito dagli stessi residenti di Maddalusa, dove chi ha bisogno potrà rifornirsi.
Ad accompagnare l’appello è un messaggio che richiama il valore della solidarietà e del Vangelo.
«Solidarietà a chi è in difficoltà… un atto d’amore per vivere praticamente il nostro credo. “Qualunque cosa avete fatto a un fratello più piccolo l’avete fatto a me”, dice Gesù. “Quando Maestro?”. “Avevo sete e mi avete dato da bere”».
Le immagini diffuse dalla parrocchia mostrano decine di taniche d’acqua già raccolte e pronte per essere consegnate, insieme ai volontari impegnati nelle operazioni di carico e distribuzione. Un segnale di vicinanza che si aggiunge agli interventi messi in campo in questi giorni dalle istituzioni per fronteggiare l’emergenza che sta interessando il quartiere.
In attesa che venga individuata una soluzione strutturale alla vicenda, è ancora una volta la rete della solidarietà cittadina a rispondere ai bisogni più immediati delle famiglie, trasformando un semplice bidone d’acqua in un gesto concreto di aiuto e di speranza.
Maddalusa ci pone una domanda che va oltre l’acqua.
Il Vangelo insegna a non voltarsi dall’altra parte. «Avevo sete e mi avete dato da bere». Una frase che in questi giorni è stata tradotta in fatti dalla Caritas e da tanti cittadini che, senza chiedere di chi fosse la competenza, hanno semplicemente riempito delle taniche d’acqua.
La politica, invece, continua a dividersi tra Comune, Regione, Parco Archeologico, leggi e competenze. Tutti argomenti legittimi, ma che rischiano di passare in secondo piano davanti a famiglie che, semplicemente, hanno bisogno di acqua.
Colpisce anche un’altra cosa. Fino a due mesi fa di Maddalusa parlavano in pochi. Oggi tutti sembrano pronti a battersi per quella comunità. Ben venga l’attenzione, purché non sia soltanto una battaglia mediatica destinata a spegnersi quando si spegneranno i riflettori.
Nel frattempo una domanda resta: possibile che, nell’attesa di una soluzione definitiva, non si potessero immaginare strumenti temporanei? Ad esempio punti fissi di distribuzione dell’acqua, simili alle casette dell’acqua presenti in città, oppure altre soluzioni capaci di garantire un approvvigionamento dignitoso senza costringere ogni volta a rincorrere un’autobotte.
Perché il problema non riguarda soltanto Maddalusa. Situazioni urbanistiche e infrastrutturali analoghe esistono anche in altre zone di Agrigento e in diversi comuni della provincia. Se non si affronta la questione con una visione più ampia, il rischio è che questa emergenza diventi un precedente destinato a ripetersi.
La solidarietà è indispensabile, ma non può sostituire la programmazione. E il rimpallo delle responsabilità può forse servire a individuare chi abbia ragione sul piano giuridico, ma difficilmente risolve il problema di chi, ogni giorno, apre il rubinetto e non trova una goccia d’acqua.
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