«L’emergenza idrica che attanaglia Canicattì non è più un disagio temporaneo, ma una vera e propria condanna economica per il tessuto produttivo locale». È l’allarme lanciato dalla Delegazione comunale di Canicattì di Confcommercio, che attraverso il proprio presidente, Giangaspare Di Fazio, denuncia una situazione ormai insostenibile per commercianti e imprenditori del territorio. «Le imprese e i commercianti di Canicattì non possono più pagare il prezzo di una crisi idrica strutturale che sta assumendo i contorni di una vera e propria condanna economica per il nostro territorio», dichiara Giangaspare Di Fazio, presidente della delegazione comunale di Confcommercio.
Bar, ristoranti, strutture ricettive, parrucchieri e attività artigianali sono costretti a veri e propri salti mortali per garantire gli standard igienico-sanitari minimi e continuare a operare. La crisi idrica non è più gestibile. «La realtà quotidiana a Canicattì è fatta di turni di attesa estenuanti, incertezza cronica e reti di distribuzione che disperdono oltre la metà della risorsa», prosegue Di Fazio.
«Un’azienda non può pianificare il proprio lavoro se non sa quando e quanta acqua uscirà dai rubinetti. Questa situazione non solo azzera la competitività delle nostre attività, ma sta compromettendo la reputazione commerciale dell’intera città dell’uva Italia». La Delegazione comunale di Canicattì di Confcommercio esprime forte preoccupazione per la tenuta socio-economica del territorio e chiede un cambio di passo radicale da parte delle istituzioni competenti.
«Le risposte emergenziali di giorno in giorno – sottolinea l’associazione -, non sono più sufficienti: è necessario che l’Assemblea Territoriale Idrica (Ati), il gestore del servizio e la Regione Siciliana intervengano immediatamente per sbloccare una situazione ormai critica e garantire, una volta per tutte, la stabilizzazione dei flussi idrici».
«Chiediamo l’apertura immediata di un tavolo di crisi permanente che includa le associazioni di categoria», conclude Di Fazio. «Se non arriveranno risposte certe, rapide e tangibili, le imprese commerciali di Canicattì saranno costrette a scelte drammatiche, con un ulteriore aggravio della situazione economica e sociale di una comunità che merita rispetto. L’amministrazione comunale ha il dovere di attivare ogni azione utile e necessaria per difendere il diritto al lavoro e la sopravvivenza delle attività commerciali canicattinesi. Ma la città, letteralmente ferma per la mancanza d’acqua, riceve da Palazzo di Città solo un silenzio assordante e un’inerzia inaccettabile».
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