Alla Fattoria dei Templi un viaggio nella storia del paesaggio: Beniamino Biondi racconta il Grand Tour e l’identità della Sicilia
AGRIGENTO – Un viaggio nella memoria, tra archeologia, storia e paesaggio. È quello proposto alla Fattoria dei Templi, dove lo scrittore e storico Beniamino Biondi, su invito del proprietario della struttura Gianofrio Pagliarulo, ha tenuto una partecipata relazione dedicata al significato del paesaggio agrigentino e al valore culturale del Grand Tour.
L’incontro ha preso le mosse dalla storia del luogo che oggi ospita la Fattoria dei Templi, un’area di straordinario interesse storico e archeologico nella quale convivono testimonianze di epoche diverse. Tra queste spicca la chiesetta rupestre di Santa Maria delle Tortorelle, preziosa testimonianza dell’età bizantina scavata nella roccia, inserita in un contesto caratterizzato da importanti emergenze archeologiche e da una continuità di vita millenaria.
Un luogo che rappresenta in maniera esemplare la stratificazione della storia siciliana, dove patrimonio naturale e patrimonio culturale si fondono in un unico racconto.
Da questo scenario Biondi ha sviluppato una riflessione sul Grand Tour, il viaggio di formazione che tra Settecento e Ottocento portò i più importanti intellettuali europei in Italia e in Sicilia. Particolare attenzione è stata dedicata ai viaggiatori tedeschi e soprattutto a Johann Wolfgang Goethe, che durante il suo soggiorno ad Agrigento rimase profondamente colpito dall’armonia tra i templi e la campagna circostante.
Secondo Biondi, Goethe comprese che Agrigento non offriva soltanto monumenti straordinari, ma un paesaggio nel quale storia e natura costituivano un’unica esperienza estetica e culturale.
Il cuore della relazione è stato dedicato proprio al concetto di paesaggio, interpretato non come semplice insieme di elementi naturali o monumentali, ma come un organismo vivente fondato sulle relazioni tra ambiente, storia, architettura, agricoltura e presenza umana.
È proprio l’equilibrio tra queste componenti, ha spiegato lo storico, a generare l’identità di un territorio. Quando anche uno solo di questi elementi viene alterato, si modifica inevitabilmente l’intero sistema di relazioni e, con esso, il paesaggio stesso.
In questa prospettiva, la Fattoria dei Templi rappresenta oggi un esempio particolarmente significativo. Il progetto conserva infatti uno dei pochi paesaggi rurali ancora integri della Valle dei Templi, dove coltivazioni tradizionali, ulivi, orti, testimonianze archeologiche e antichi percorsi continuano a dialogare tra loro, mantenendo viva quell’armonia che per secoli ha affascinato viaggiatori, studiosi e artisti.
Da qui l’appello finale di Biondi alla tutela dell’identità più profonda della Sicilia, che prima ancora di essere monumentale è rurale.
Conservare questo paesaggio, ha sottolineato, significa preservare non soltanto un bene ambientale, ma una forma di civiltà, una memoria collettiva e una visione del rapporto tra uomo e natura costruita nei secoli. La salvaguardia del paesaggio non riguarda quindi soltanto la protezione dei singoli beni, ma soprattutto la difesa delle relazioni che li rendono unici e riconoscibili.
L’intervento è stato seguito con grande attenzione dagli ospiti della Fattoria dei Templi e si è concluso con un lungo applauso. La relazione ha offerto ai partecipanti strumenti di lettura e riferimenti storici e culturali che hanno reso ancora più consapevole l’esperienza di un luogo destinato a diventare uno dei simboli del recupero del paesaggio storico rurale della Valle dei Templi. Leggi anche: La Valle che non ti aspetti: apre Fattoria Valle dei Templi
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
