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Home » Cronaca » “Tentata estorsione al killer mancato”: arrestato

“Tentata estorsione al killer mancato”: arrestato

20 Giugno 2026
in Cronaca, dalla provincia, Top
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Secondo arresto nell’inchiesta su una presunta tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, che lo scorso gennaio aveva portato al fermo dell’empedoclino Giuseppe Grassonelli. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Agrigento hanno arrestato Giuseppe Morreale, 58 anni, di Favara. Per l’uomo si sono aperte le porte del carcere in seguito alla decisione della Cassazione che, accogliendo il ricorso della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha disposto la misura cautelare. Due mesi fa i pubblici ministeri Claudio Camilleri e Giorgia Righi hanno notificato ai due l’avviso di conclusione indagini. Il provvedimento anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. La vicenda, così come ricostruito dai carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento, ruota attorno al recupero di una somma di denaro quale compenso per compiere un omicidio. I due indagati sono accusati di aver intimidito e minacciato la persona a cui era stato affidato il compito di compiere il delitto.

L’aspirante killer si tirò indietro per una serie di circostanze e restituì parte dei soldi. Non tutto. Mancavano altri 6mila euro, la somma richiesta appunto da Grassonelli che ha fatto poi scattare l’arresto per tentata estorsione. Il killer mancato spaventato, ha denunciato tutto raccontando a cosa sarebbero serviti quei soldi. Erano parte del compenso per eseguire un omicidio. Indicando anche i mandanti. Ed è così che si torna al delitto Adorno, il cui cadavere venne trovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto nell’estate 2009. Per l’omicidio è stato condannato a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco era tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta. E il progetto omicidiario, nonostante il dietrofront improvviso del soggetto inizialmente incarico di eseguirlo, sarebbe comunque potuto andare a buon fine se non fossero intervenuti tempestivamente i carabinieri.

Nel maggio scorso i militari del Nucleo Investigativo di Agrigento eseguono una perquisizione a casa del fratello di Adorno, ritenuto uno degli ideatori della vendetta. Nel garage gli trovano il kit completo per compiere il delitto: una pistola con matricola abrasa, undici proiettili, una maschera di Salvador Dalì in stile “Casa di carta”, scarpe da ginnastica, tuta, occhiali, guanti e una targa rubata da applicare ad un’altra moto. Per questa vicenda Adorno ha patteggiato una condanna a tre anni di reclusione.

Tutto la vicenda ricostruita dai carabinieri. «Mi sento in pericolo. Ho cercato aiuto perché ho paura che mi uccidano». Doveva ammazzare Giuseppe De Rubeis “u tubista” empedoclino tornato libero dopo avere scontato 13 anni di carcere perché riconosciuto colpevole dell’omicidio di Giuseppe Adorno ucciso nel 2009 a colpi di pistola e il corpo ritrovato carbonizzato in contrada “Fauma” a Montaperto. Tutto era stato già pianificato per vendicare quel delitto: la consegna della pistola, la maschera e i soldi (20.000 euro). Ma prima di entrare in azione con il complice è arrivato il passo indietro, lasciando spazio alla paura, alle minacce di morte, alle richieste del denaro.

L’aspirante killer, finito nelle grinfie del 43enne di Porto Empedocle, Giuseppe Grassonelli, arrestato dai carabinieri per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, sentendosi braccato dal clan empedoclino per paura di una violenta ritorsione, ha capito che l’unica via d’uscita era tradire, collaborare, e ha vuotato il sacco. Lo ha fatto il 13 gennaio 2025. Quel giorno, il cinquantenne empedoclino, residente in Germania, ha chiamato un maresciallo maggiore dei carabinieri in servizio ad Agrigento e a lui ha riferito il progetto di morte contro Giuseppe De Rubeis, le minacce asfissianti di Giuseppe Grassonelli e tanto tanto altro ancora d’interesse investigativo.

Nel racconto “fiume” del cinquantenne a carabinieri e magistrati ha ammesso di essere stato incaricato di eseguire l’omicidio De Rubeis – dalle sue dichiarazioni dopo avere ricevuto il via libera dal vertice del clan di Porto Empedocle assieme all’amico favarese. ‭«L’ho conosciuto in carcere (al 58enne favarese) e con lui abbiamo parlato di “fare soldi” con la droga e le armi». Ed ancora: ‭«Ho cercato aiuto perchè queste persone vogliono 6mila euro da me e io sono troppe cose – ha dichiarato a verbale –, io non ho paura per i soldi, volendo potrei restituirgli i 6.000 euro, io ho paura che mi facciano del male. Non ho ricevute minacce esplicite ma in Sicilia funziona così e da come mi hanno parlato ho capito che mi vogliono uccidere. Nel tempo sono riuscito a restituire la somma di 3mila euro, tramite “omissis” a Grassonelli. “Omissis” voleva che io scendessi in Italia per fare rapine con lui, per fare soldi insieme ma secondo me il reale motivo per farmi venire in Sicilia era per ammazzarmi‭».

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Tags: arrestatoestorsionekiller
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