Confermato il 41bis a carico dell’imprenditore canicattinese di 55 anni, Giancarlo Buggea, condannato a 20 anni di reclusione al processo “Xidy”, frutto dell’operazione dei carabinieri di Agrigento e del Ros che nel 2021 colpì il mandamento mafioso di Canicattì, riscontrando il ruolo ancora apicale del boss ergastolano Giuseppe Falsone. Lo ha deciso la Cassazione che ha rigettato il ricorso del canicattinese avverso il decreto ministeriale di proroga del regime penitenziario differenziato.
Confermata l’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Buggea resta al carcere duro. “E’ attuale la pericolosità segnatamente per il ruolo di vertice assunto nel mandamento di Canicattì dell’associazione per delinquere Cosa Nostra, l’operatività del sodalizio e l’intatta capacità di controllo del territorio, la persistente capacità di interagire con gli esponenti del clan ancora in libertà”, si legge nelle motivazioni.
“Inoltre ha valorizzato la ripresa del suo ruolo nel clan, nonostante la misura di prevenzione, fino a divenire punto di riferimento di Matteo Messina Denaro, e la partecipazione in forza di tale posizione apicale alle riunioni per gli affari d’interesse del sodalizio e della Stidda, non solo con i vertici delle famiglie di Agrigento, ma anche di esponenti di altre famiglie mafiose siciliane”, scrivono ancora i giudici ermellini.
Segui il canale AgrigentoOggi su WhatsApp
