Comunque vada il ballottaggio, una certezza sembra già emergere: la geografia politica del Consiglio comunale di Agrigento è destinata a cambiare rapidamente.
Per anni la politica agrigentina è stata caratterizzata da equilibri costruiti attorno ai riferimenti regionali, ai partiti e ai singoli deputati. Oggi però il quadro appare diverso. Le elezioni hanno prodotto un Consiglio comunale nel quale molti eletti provengono da liste riconducibili all’area del centrodestra o vicine a esponenti che, fino a poche settimane fa, sostenevano candidati diversi. Adesso, inevitabilmente, si apre la stagione delle scelte.
Se, come molti osservatori ritengono possibile, Michele Sodano dovesse conquistare Palazzo dei Giganti, il tema non sarà soltanto quello della composizione della futura giunta. Il vero banco di prova sarà la tenuta dell’aula consiliare.
La politica, soprattutto quella locale, ha una regola non scritta: chi viene eletto tende a cercare uno spazio nell’area che governa. Non necessariamente per opportunismo, ma perché amministrare richiede interlocuzione, rapporti istituzionali, presenza nei processi decisionali e capacità di incidere sulle scelte che riguardano la città.
Per questo non sarebbe sorprendente assistere, nei prossimi mesi, a un progressivo riposizionamento di alcuni consiglieri comunali. Del resto, molti degli eletti nelle varie liste del centrodestra sono espressione di sensibilità diverse, gruppi civici, percorsi personali e riferimenti politici che potrebbero non coincidere più con gli schieramenti fotografati dalle urne del primo turno.
Il rischio per chi dovesse perdere il ballottaggio è quello di ritrovarsi con una coalizione formalmente numerosa ma sostanzialmente fragile. Al contrario, chi vincerà potrebbe ritrovarsi con una maggioranza più ampia di quella uscita dalle urne.
Non sarebbe la prima volta nella storia amministrativa di Agrigento. Anzi, è accaduto spesso che il Consiglio comunale abbia assunto una fisionomia diversa da quella immaginata durante la campagna elettorale.
Il vero tema, tuttavia, non è il cambio di schieramento di qualche consigliere. Il vero tema è capire se questo eventuale rimescolamento servirà a garantire governabilità e stabilità oppure se rappresenterà soltanto l’ennesima stagione di posizionamenti personali.
Agrigento ha bisogno di altro. Ha bisogno di una maggioranza solida, di un’opposizione seria e di una classe dirigente che scelga da che parte stare non in funzione delle convenienze del momento, ma degli interessi della città.
Le urne decreteranno il sindaco. Il giorno dopo, però, inizierà una partita forse ancora più importante: quella degli equilibri dentro il Consiglio comunale. E lì, come spesso accade, la politica agrigentina potrebbe riservare più di una sorpresa.
Foto Archivio
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