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Home » dalla città » Acqua e imprese, Confcommercio: “A rischio imprese, lavoro e immagine turistica della città”

Acqua e imprese, Confcommercio: “A rischio imprese, lavoro e immagine turistica della città”

1 Giugno 2026
in dalla città
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La crisi idrica che continua a interessare il territorio agrigentino non rappresenta più soltanto un problema legato all’erogazione di un servizio essenziale, ma una criticità che rischia di incidere pesantemente sulla tenuta del sistema economico locale e sull’immagine turistica della città di Agrigento.

La Delegazione comunale di Agrigento di Confcommercio esprime forte preoccupazione per una situazione che coinvolge direttamente numerose attività economiche, in particolare pubblici esercizi, ristoranti, bar, strutture ricettive e attività del centro storico, chiamate quotidianamente a garantire servizi adeguati a cittadini e visitatori.

«È necessario che tutti gli attori coinvolti comprendano il livello di responsabilità richiesto in questa fase, perché dietro ogni difficoltà organizzativa ci sono imprese, lavoratori, investimenti e la reputazione complessiva della nostra destinazione».

Negli anni, il sottodimensionamento delle riserve idriche di molte attività rispetto a una distribuzione spesso discontinua è stato compensato attraverso forniture integrative effettuate tramite trasporto di terzi. Un sistema che ha permesso, pur tra mille difficoltà e maggiori costi per le imprese, di garantire continuità operativa e qualità dei servizi.

Oggi, tuttavia, il perdurare delle criticità rischia di generare ulteriori difficoltà. Il sistema dei ticket introdotto da AICA per regolamentare le forniture alle attività commerciali può rappresentare uno strumento utile per dare ordine e risposte in una fase emergenziale, ma è fondamentale che prevalgano dialogo e senso di responsabilità.

I bracci di ferro non risolvono i problemi. Quando il confronto si irrigidisce, il rischio è che a pagarne il prezzo siano esclusivamente le imprese, i lavoratori e un territorio, come quello agrigentino, che sta cercando con grande fatica di costruire una prospettiva di crescita.

La Delegazione comunale di Agrigento di Confcommercio rivolge pertanto un appello a tutte le parti coinvolte affinché si possa rapidamente individuare un punto di equilibrio, garantendo la continuità dei servizi essenziali alle attività economiche.

La città di Agrigento ha bisogno di programmazione, collaborazione e soluzioni strutturali.

Questa deve essere la stagione del riscatto e della normalità.

Perché di emergenza si può sopravvivere per un periodo, ma di emergenza non si può vivere. Ad affermarlo è stato Francesco Picarella Presidente della Delegazione comunale di Agrigento di Confcommercio

Il commento

La nota di Confcommercio è condivisibile e arriva in un momento particolarmente delicato per il territorio. Tuttavia, forse è arrivato il momento di iniziare a utilizzare una terminologia diversa.

Finché si continuerà a parlare genericamente di crisi idrica, nell’immaginario collettivo si continuerà a trasmettere l’idea di un problema legato esclusivamente alla scarsità della risorsa e alle condizioni climatiche. Una definizione che, oggi, rischia di essere riduttiva.

La realtà è infatti più complessa. Le difficoltà che vive Agrigento non riguardano soltanto la disponibilità dell’acqua, ma coinvolgono aspetti politici, economici e gestionali. Il tema riguarda il costo del servizio, i rapporti tra chi gestisce la distribuzione e chi acquista l’acqua, l’organizzazione delle forniture e la capacità di garantire continuità a famiglie e imprese.

C’è poi una questione che raramente entra nel dibattito pubblico: quella dell’equità sociale. Il principio della capacità contributiva, sancito dalla Costituzione, prevede che il peso dei tributi e dei servizi essenziali tenga conto delle condizioni economiche dei cittadini. Eppure ad Agrigento accade che un proprietario di una villa con giardino e piscina e una famiglia con reddito basso e figli a carico paghino l’acqua secondo le medesime tariffe.

Per questo motivo il confronto non dovrebbe limitarsi all’emergenza contingente. La vera sfida riguarda l’accessibilità di un bene primario, la sostenibilità del servizio e la sua equa distribuzione. Non si tratta soltanto di acqua che manca, ma di un sistema che necessita di essere ripensato per garantire efficienza, giustizia sociale e prospettive di sviluppo per il territorio.

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