Non più trent’anni di reclusione, in continuazione con due vecchie condanne, ma complessivamente 23 anni di carcere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dal procuratore della Repubblica di Agrigento, confermando la decisione del tribunale agrigentino che aveva rideterminato la pena complessiva in 23 anni di reclusione per il capomafia di Canicattì, Calogero Lillo Di Caro, ottantenne, tornato in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Xydi”.
Secondo i giudici ermellini, i fatti di estorsione e il trasferimento fraudolento di valori contestati a Di Caro devono essere considerati “parte integrante di un programma criminale predeterminato, attuato nella sua veste di capo dell’associazione mafiosa”. Il nome di Lillo Di Caro è noto nel panorama mafioso siciliano. Tre le condanne definitive per associazione mafiosa che lo pongono, ormai da oltre venti anni, al vertice del mandamento di Canicattì.
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