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Home » evidenza » Canicattì senz’acqua, esplode il caos autobotti: cittadini ostaggio di una crisi idrica infinita

Canicattì senz’acqua, esplode il caos autobotti: cittadini ostaggio di una crisi idrica infinita

15 Maggio 2026
in evidenza, Canicattì
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Gli autobottisti privati di Canicattì sono fermi per la seconda volta nel giro di tre mesi, e la città è tornata in emergenza idrica. Il sindaco Vincenzo Corbo ha attivato la fase di Preallarme della Protezione Civile e istituito il Centro Operativo Comunale (COC). Al centro del conflitto c’è il ripristino del Regolamento di Utenza ordinario da parte di AICA e ATI AG9, entrato in vigore il 9 maggio 2026 con la cessazione ufficiale dello stato di emergenza idrica regionale — un quadro normativo che gli operatori privati giudicano incompatibile con le condizioni reali del territorio.

Tutto inizia tra il 2 e il 4 febbraio, quando i Carabinieri del NAS sanzionano un autotrasportatore per oltre 10.000 euro: il veicolo trasportava acqua senza documentazione sanitaria, senza SCIA e con un conducente privo di patente idonea. Per solidarietà, e per denunciare condizioni operative strutturalmente insostenibili — un solo punto di prelievo, un solo bocchettone di carico — tutti gli autobottisti privati si fermano. Il 9 febbraio la città è completamente senz’acqua: i residenti presidiano gli uffici comunali, diffidano legalmente AICA e reclamano lo sblocco immediato delle forniture. L’intervento del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica porta alla firma di un accordo: il servizio riprende, ma solo attraverso ditte iscritte all’albo AICA e verso utenze in regola con i pagamenti o in fase di regolarizzazione contrattuale. L’effetto collaterale è immediato: centinaia di residenti — che per anni avevano rescisso il contratto con AICA affidandosi esclusivamente ai privati — prendono d’assalto gli sportelli del gestore, generando code e caos.

A metà febbraio si aggiunge un elemento di seria preoccupazione: analisi di laboratorio rilevano elevate concentrazioni di nitrati e batteri coliformi nell’acqua distribuita da alcune autobotti, aprendo interrogativi fondati sulla sicurezza del servizio sostitutivo. A metà marzo la situazione infrastrutturale precipita: la rete idrica di via Galileo Galilei e delle zone limitrofe subisce tre rotture consecutive in pochi giorni, l’erogazione ordinaria scende a meno di un’ora per turno e i cittadini continuano a ricevere bollette per un servizio che di fatto non viene erogato.

Con la cessazione formale dello stato di emergenza, fissata al 9 maggio 2026, AICA e ATI AG9 ripristinano il Regolamento di Utenza ordinario, fondato sull’art. 50 del D.Lgs. 36/2023. Le novità sono sostanziali: possono operare soltanto le ditte iscritte in un elenco ufficiale AICA; le richieste di rifornimento devono transitare esclusivamente attraverso una piattaforma digitale o un numero dedicato; il pagamento non avviene più direttamente al trasportatore ma viene addebitato in bolletta; le utenze prive di contratto attivo sono escluse dal servizio senza eccezioni. Per le utenze allacciate all’acquedotto il costo del trasporto è interamente a carico di AICA; per quelle non allacciate ma con contratto attivo, sia acqua che trasporto compaiono in bolletta. È previsto un periodo transitorio di 60 giorni per la regolarizzazione degli operatori e delle utenze. La presidente del CdA di AICA, Danila Nobile, esclude ogni deroga unilaterale: con la fine dell’emergenza, l’obbligo normativo è inequivocabile, e la Prefettura resta la sede istituzionale per qualsiasi rinegoziazione delle condizioni operative.

Tra l’11 e il 13 maggio gli autobottisti abbandonano nuovamente il servizio: il meccanismo di pagamento mediato dalla bolletta e l’esclusione di intere categorie di utenti vengono giudicati economicamente insostenibili e applicabili soltanto sulla carta. I punti di approvvigionamento tornano deserti. Il sindaco Corbo risponde con un pacchetto di misure d’emergenza: attivazione del COC, divieto di utilizzo non essenziale dell’acqua pubblica, dispiegamento delle autobotti della Protezione Civile per i nuclei familiari in stato di necessità, controlli rafforzati contro prelievi abusivi, e attivazione del numero di emergenza AICA 0922 441539 per le richieste urgenti. Il sindaco ha contestualmente richiesto un tavolo tecnico urgente in Prefettura con AICA e ATI AG9 per riscrivere le regole operative. Relativamente alle autobotti della Protezione Civile, vengono da altri comuni, a volte anche da Sciacca, con ovvie dilatazioni dei tempi e difficoltà nel muoversi in un territorio che non conoscono.

La vicenda di Canicattì rivela una contraddizione strutturale che va ben oltre i confini comunali. Il Regolamento ordinario presuppone una rete idrica efficiente, a cui il servizio autobotti si affianca in modo residuale. Nel comprensorio agrigentino questa premessa semplicemente non esiste: la rete fallisce in modo cronico, il servizio sostitutivo è di fatto primario, e le regole pensate per un sistema funzionante risultano inapplicabili in un contesto di emergenza permanente. Il tentativo di ricondurre il settore nella legalità è in sé necessario — il pregresso di operatori abusivi, acqua non potabile e pagamenti in nero lo rende indispensabile — ma senza un parallelo investimento sulla rete idrica e senza norme transitorie calibrate sulla realtà locale, il rischio è esattamente quello che si sta consumando: un vuoto di copertura che lascia i cittadini senz’acqua. Sarà il tavolo in Prefettura il banco di prova per verificare se esiste la volontà istituzionale di comporre questa contraddizione.

Le rivendicazioni degli operatori sono rimaste sostanzialmente costanti dall’inizio della crisi, ma si sono inasprite con l’arrivo delle nuove regole di maggio. Su un punto la categoria è unanime: l’infrastruttura di prelievo è del tutto insufficiente rispetto al numero di mezzi operativi. A febbraio denunciavano già un solo punto di carico per trenta autobotti, con tempi di attesa che rendevano impossibile qualsiasi pianificazione dei turni e delle consegne. AICA aveva promesso nuovi punti di carico come condizione per la ripresa del servizio, ma gli operatori ritengono che la situazione non sia migliorata in misura adeguata.

Sul fronte economico, il punto più contestato del nuovo regolamento è il meccanismo di pagamento mediato dalla bolletta. Gli autobottisti sostengono che questo sistema allunga i tempi di incasso in modo insostenibile per piccole imprese a conduzione familiare, introduce un’intermediazione burocratica che rallenta e complica ogni operazione, e non tiene conto dei costi reali del servizio in un contesto dove ogni uscita richiede tempi e risorse ben superiori alla norma. L’esclusione totale delle utenze senza contratto attivo è l’altro nodo irrisolto: in un territorio dove molti residenti hanno storicamente evitato il contratto con AICA ricorrendo ai privati, questa clausola taglia di fatto una quota significativa della loro clientela consolidata, rendendo il servizio economicamente poco sostenibile.

Non meno rilevante è la questione del mancato coinvolgimento preventivo. Ad oggi, al momento dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, nessuno degli autotrasportatori aveva aderito al nuovo elenco ufficiale AICA. Gli operatori riferiscono di non essere stati consultati nella fase di elaborazione delle nuove regole e di trovarsi di fronte a un sistema calato dall’alto senza una negoziazione reale. Su questo punto si registra una convergenza significativa anche a livello istituzionale: il Presidente del Consiglio Comunale di Canicattì, a nome dei capigruppo di tutti gli schieramenti, ha inviato il 30 aprile una nota formale ad AICA e ATI chiedendo la sospensione immediata delle disposizioni, la convocazione urgente di un tavolo istituzionale e garanzie di trasparenza e confronto preventivo. Il sindaco Corbo, dal canto suo, ha accusato AICA di aver agito in totale assenza di coinvolgimento dei Sindaci dell’ATI — l’unico ente che per statuto può disciplinare la materia con apposito regolamento — arrivando a chiedere formalmente le dimissioni della presidente del CdA di AICA.

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