Agrigento si spopola: -2.107 residenti nel 2024, calo tra i più alti in Sicilia
AGRIGENTO – Sempre meno abitanti, sempre più anziani. Agrigento continua a perdere pezzi e lo fa con numeri che confermano una tendenza ormai strutturale. I dati aggiornati al 31 dicembre 2024, basati sulle rilevazioni del censimento permanente Istat, raccontano una provincia che si colloca agli ultimi posti in Italia per dinamica demografica e che fatica a invertire la rotta.
Il dato più evidente è quello assoluto: 2.107 residenti in meno in un solo anno, con una popolazione che scende a 408.401 abitanti. Una flessione dello 0,5%, la più consistente tra le province siciliane.
A incidere è soprattutto il saldo naturale negativo. Se da un lato il tasso di natalità resta in linea con la media regionale, dall’altro il numero dei decessi continua a pesare. Nonostante un lieve miglioramento – con il tasso di mortalità sceso dal 12,9 per mille del 2023 all’11,8 per mille del 2024 – il quadro resta critico.
Il risultato è un territorio che invecchia rapidamente. L’indice di vecchiaia raggiunge quota 199,3, ovvero quasi 200 anziani ogni 100 giovani, un dato che fotografa con chiarezza lo squilibrio generazionale.
Ma lo spopolamento non è solo una questione numerica. È un fenomeno che incide profondamente sulla struttura sociale ed economica. Cresce l’indice di dipendenza, mentre la componente straniera – aumentata del 5% nell’ultimo anno – non riesce a compensare la fuga dei giovani e il calo naturale della popolazione.
L’analisi evidenzia inoltre una frattura territoriale sempre più marcata. Le aree interne della provincia soffrono maggiormente, penalizzate da difficoltà di accesso ai servizi essenziali e da minori opportunità. I centri costieri, pur beneficiando in parte dei flussi turistici e di economie più dinamiche, non riescono comunque a invertire il trend complessivo.
Il risultato è una provincia che perde residenti, energie e prospettive, con un equilibrio sempre più fragile tra generazioni. Un segnale che chiama in causa politiche strutturali e scelte strategiche, perché il rischio, ormai evidente, è quello di un declino lento ma costante.
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