AGRIGENTO – Non è solo una protesta, ma una presa di posizione che arriva dopo anni di silenzio. Gli autotrasportatori di acqua potabile della provincia di Agrigento rompono gli indugi e rendono pubblico un documento destinato a far discutere: al centro, la gestione del servizio idrico attraverso le autobotti e il rapporto con AICA.
Il comunicato, firmato da decine di operatori attivi tra Canicattì, Agrigento, Villaseta, Villaggio Mosè, Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana, Favara, Ravanusa, Sciacca e Licata, racconta una realtà fatta di emergenze quotidiane e di un ruolo spesso invisibile ma essenziale. “Per anni – spiegano – abbiamo garantito un servizio fondamentale ogni volta che la rete idrica non riusciva a portare acqua nelle case, nelle scuole e negli ospedali”.
Un lavoro svolto anche nei momenti più difficili, in supporto agli enti gestori, prima Girgenti Acque e oggi AICA, ma anche al fianco di Protezione Civile e Vigili del Fuoco durante le emergenze. Un servizio che ha permesso a migliaia di cittadini di continuare ad avere accesso a un bene primario, soprattutto in un territorio dove la “vasca” nei sottotetti rappresenta ancora una necessità.
Nel documento emerge anche il peso economico sostenuto dagli operatori: “Siamo stati presenti anche quando i pagamenti tardavano ad arrivare – si legge – e quando Girgenti Acque ha lasciato molti di noi con decine di migliaia di euro non riscossi”.
Il punto di rottura arriva ora, con la scadenza della convenzione fissata al 9 maggio 2026. Gli autotrasportatori denunciano di non aver ricevuto indicazioni chiare sulle nuove condizioni contrattuali, nonostante una comunicazione che prevede l’accesso ai punti di carico solo per chi aderirà a un elenco predisposto da AICA.
“Ad oggi – sottolineano – non sappiamo a quali condizioni dovremmo continuare a lavorare”. Una mancanza di chiarezza che si accompagna alle indiscrezioni, circolate negli ultimi giorni, su un possibile cambio radicale del servizio: una trasformazione che, secondo i firmatari, rischierebbe di snaturare la loro attività.
“Non siamo dipendenti di AICA – ribadiscono – ma lavoratori autonomi. Abbiamo il diritto di conoscere le condizioni contrattuali e di scegliere liberamente se aderire o meno. Se il servizio dovesse risultare antieconomico, siamo pronti anche a fermarci”.
Una posizione netta, che apre uno scenario delicato per l’intero territorio agrigentino, dove il servizio delle autobotti resta, ancora oggi, una componente essenziale per garantire l’approvvigionamento idrico. Il confronto, adesso, appare inevitabile. Immagine archivio
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