Il tribunale del Riesame di Palermo ha respinto la richiesta della Procura di contestare l’aggravante mafiosa all’imprenditore di Favara, Carmelo Vetro, e a Giancarlo Teresi, arrestati il mese scorso nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti negli appalti pubblici alla Regione. Vetro, già condannato in via definitiva a 9 anni per mafia, e Teresi, dirigente regionale, restano in carcere, ma senza l’aggravante legata al favoreggiamento di Cosa nostra.
I giudici hanno confermato la decisione del Gip di Palermo Filippo Serio, ritenendo che manchi «un nesso con l’associazione a favorire il sodalizio mafioso».
Nell’indagine compare anche il nome di Salvatore Iacolino, indagato invece per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’accusa, Teresi avrebbe utilizzato il proprio ruolo per favorire gli interessi di Vetro, ricevendo denaro in cambio. Al centro degli accertamenti ci sono lavori di bonifica, dragaggio e ripascimento nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
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