Dalla marcia per l’acqua alla bandiera della pace davanti a Peres: il racconto di Lillo Miccichè
Agrigentino del centro storico, ex deputato regionale ed ex coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Lillo Miccichè è una figura che ad Agrigento ha lasciato un segno netto. Negli ultimi anni ha scelto di allontanarsi dalla politica attiva e oggi vive a Bologna, da dove osserva la sua città con uno sguardo insieme critico e nostalgico.
Indimenticabili le sue battaglie, tra tutte la marcia per l’acqua: un gesto forte, simbolico, quando decise di partire a piedi da Agrigento per raggiungere Palermo, nel pieno dell’emergenza idrica. Un viaggio interrotto da un malore, con il ricovero in ospedale nel capoluogo siciliano, dove – paradossalmente – il primo a fargli visita fu proprio Totò Cuffaro, allora presidente della Regione.
Oggi Miccichè rompe il silenzio e racconta il suo punto di vista sulla politica agrigentina.
“La politica locale? È lo specchio di quella nazionale”
«La politica locale – dice – rispecchia perfettamente quella regionale e nazionale. Se la politica di potere va sempre nella direzione della conservazione, il popolo, quando è libero e non condizionato dal voto clientelare, va nella direzione opposta. Non è un caso che, su temi delicati come la giustizia, gli agrigentini abbiano dimostrato di voler reagire».
Sulle candidature: “Sono lontano, non entro nel merito”
Alla domanda sulle prossime elezioni amministrative, Miccichè mantiene una posizione prudente:
«Sono in un periodo sabbatico. Da anni non voto più ad Agrigento e questa distanza non mi consente di analizzare nel dettaglio le dinamiche locali».
«Emergenza idrica? Dopo la mia marcia nulla è cambiato. Ad Agrigento politica di conservazione»
“Un esilio volontario dopo una delusione politica”
L’addio: “Un esilio volontario dopo una delusione”
Miccichè racconta senza filtri la scelta di lasciare Agrigento:
«Sono andato via per motivi familiari e politici. È stato un esilio volontario dopo una cocente delusione».
Il riferimento è all’esperienza amministrativa:
«Avevo sostenuto Marco Zambuto e da assessore alla crisi idrica, in pochi giorni, si erano visti miglioramenti concreti. Poi ho capito di non essere più gradito. Non avevo neanche uno spazio dove lavorare».
Dietro, secondo il suo racconto, dinamiche politiche più ampie:
«Zambuto stava trattando con Angelino Alfano e altri esponenti del centrodestra il passaggio a Forza Italia. A quel punto non potevo restare».
“Agrigento mi manca, è la mia vita”
Nonostante tutto, il legame resta fortissimo:
«Mi mancano i luoghi in cui ho vissuto per oltre mezzo secolo. Agrigento è parte della mia vita, delle mie radici».
La marcia per l’acqua: “Rifarei tutto, ma nulla è cambiato”
Un capitolo a parte è quello della storica marcia del 2002:
«La rifarei. Ma purtroppo devo dire che da allora non è cambiato nulla. Chi ha governato ha spesso guardato ad altro, anche agli interessi legati all’emergenza idrica».
Eppure, dopo quella mobilitazione, qualcosa sembrava muoversi:
«Fummo invitati a Cipro e poi in Israele, insieme a una delegazione guidata da Totò Cuffaro, con Angelo Capodicasa, per studiare impianti di dissalazione. Ma non se ne fece nulla».
E poi un episodio che sfiora la storia:
Il caso internazionale: da Berlusconi a Peres
Miccichè racconta anche un episodio poco noto che lega politica locale e scenari internazionali:
«Un mese prima avevo interrotto pubblicamente Silvio Berlusconi durante un’iniziativa a Palermo, alla presenza anche di delegazioni straniere, tra cui esponenti israeliani».
Un gesto che, secondo il suo racconto, non passò inosservato.
Durante la missione in Israele:
«A Tel Aviv, insieme a Cuffaro e Capodicasa, siamo stati ricevuti dal ministro degli Esteri, il premio Nobel per la pace Shimon Peres. Al momento della foto tirai fuori una bandiera italiana con scritto “l’Italia ripudia la guerra”. Peres sembrava consenziente, ma i servizi di sicurezza no».
E ancora:
«A Gerusalemme fui bloccato in un ristorante per impedirmi di raggiungere la sede dell’OLP, nel quartiere della Porta di Damasco, dove volevo esprimere solidarietà ad Arafat».
“Ai giovani dico: siate liberi”
Un messaggio, infine, alle nuove generazioni:
«Ai giovani dico di essere liberi. Di non farsi condizionare. Agrigento ha bisogno di una classe dirigente nuova, capace di mettersi davvero al servizio della città».
Turismo? “Una risorsa, ma non basta”
Sul futuro economico della città:
«Il turismo è una grande opportunità, ma da solo non basta. Serve una visione complessiva, infrastrutture, servizi e soprattutto una politica che guardi lontano».
Una politica fatta di gesti plateali, di interventi spesso urlati. Gesti simbolici che segnavano un’epoca e accendevano il dibattito pubblico. Oggi, in un tempo in cui i social hanno preso il sopravvento e molte di quelle urla passano attraverso uno smartphone, resta una domanda. Chi è oggi il Lillo Miccichè di Agrigento? Se c’è, aiutateci a trovarlo. Scrivetelo nei commenti.

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