Non ride il centrodestra, ma non sorride neppure il centrosinistra. Un addio che pesa come un macigno nella già fragile costruzione dell’area progressista agrigentina. Le dimissioni da segretario cittadino del Partito Democratico diventano un atto politico duro, accompagnato da accuse precise e da una ricostruzione che squarcia il velo sulle tensioni interne.
A firmare il documento è Nino Cuffaro, che respinge al mittente le accuse di “defezione” arrivate dalla segreteria regionale, ribaltando completamente la narrazione: “Non si è trattato di un abbandono, ma di un commissariamento deciso fuori dalle regole del partito”.
Il tono è netto, a tratti amaro. Secondo l’ex segretario, il PD agrigentino sarebbe ostaggio di dinamiche interne logoranti, segnate da correnti contrapposte e da una paralisi organizzativa che dura da mesi. Viene ricordato come, a quasi un anno dal congresso provinciale, manchino ancora figure chiave come segretario, direzione e organismi di garanzia.
Ma è sul piano politico che l’affondo diventa più incisivo. Cuffaro parla apertamente di una linea ostacolata dall’interno, soprattutto rispetto al percorso dell’area progressista e al sostegno al candidato sindaco Nuccio Dispenza. Sullo sfondo, anche il sospetto di aperture verso “pezzi della destra” e l’ipotesi di una candidatura alternativa, elementi che avrebbero alimentato fratture sempre più profonde.
Il punto di rottura arriva durante una riunione definita “irrituale”, convocata dalla segreteria regionale senza coinvolgere il livello cittadino. Un passaggio che, insieme alle contestazioni ricevute – dalle accuse di aver “portato il partito allo sbando” fino a quelle di essere un “cavallo di Troia” – segna per Cuffaro “il punto di non ritorno”.
Da lì la decisione: dimissioni formali e uscita dal partito. Ma senza arretrare sul piano politico. “Non abbandono il campo”, chiarisce, annunciando il proprio impegno nella campagna elettorale a sostegno di Michele Sodano e delle liste progressiste.
Il quadro che emerge è quello di un Partito Democratico locale attraversato da divisioni profonde, proprio mentre la corsa alle amministrative entra nella fase decisiva. Una frattura che rischia di indebolire ulteriormente il fronte progressista, consegnando agli avversari politici un vantaggio tutt’altro che marginale.
E mentre il centrodestra fatica a trovare una sintesi, anche nel centrosinistra il terreno appare tutt’altro che compatto. Con una certezza: la campagna elettorale ad Agrigento si gioca sempre più dentro i partiti, prima ancora che nelle piazze.
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