Il Comune di Agrigento ha reso omaggio a Nino Bellomo, dedicandogli uno spazio di quel teatro che l’artista, attore di fama nazionale e profondamente legato alla sua terra, ha sempre sentito come casa.
Agrigentino, Bellomo ha costruito il suo percorso tra teatro, televisione e cinema, lasciando un segno autentico in produzioni di grande successo. Tra le sue interpretazioni più recenti figurano fiction molto amate dal pubblico come Il Commissario Montalbano e Don Matteo. Sul grande schermo, invece, ha preso parte a film importanti come Il giudice ragazzino, Terraferma di Emanuele Crialese e La lupa diretto da Gabriele Lavia, lavorando accanto ad artisti del calibro di Michele Placido e Monica Guerritore.
La cerimonia, sobria ma carica di emozione, si è svolta nel foyer Pippo Montalbano del Teatro Pirandello. Nel corso del momento commemorativo, il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè ha sottolineato il valore simbolico della scelta: “Questo luogo è stato intitolato a Montalbano, la sala a Pippo Flora, e a Bellomo abbiamo voluto dedicare un altro spazio importante di questo luogo simbolo della cultura della città di Agrigento”.
Numerose le testimonianze di affetto e vicinanza emerse nel corso della cerimonia. Particolarmente toccante il momento in cui il figlio, Francesco Bellomo, visibilmente commosso, ha scoperto la lapide dedicata al padre, consegnando alla città un ricordo destinato a restare nel tempo. VIDEO
LA SCALETTA DELLA SERATA
La cerimonia, ospitata nel foyer Pippo Montalbano del Teatro Pirandello, è stata costruita secondo una scaletta che ha dato spazio non soltanto all’omaggio istituzionale, ma soprattutto alla dimensione più intima del ricordo. In apertura è stato sottolineato il senso profondo dell’iniziativa: rendere omaggio a una figura che ha lasciato un segno importante nella vita culturale di Agrigento e nel cuore di molte persone.
Dopo il saluto istituzionale, la commemorazione è entrata nel vivo con una serie di testimonianze dirette. A prendere la parola sono stati il professor Mario Gaziano, che con Nino Bellomo ha condiviso progetti, idee ed esperienze culturali, e Giovanni Moscato, amico di lunga data, chiamato a offrire un ricordo più personale e affettuoso. Due interventi diversi per tono e sensibilità, ma uniti dalla volontà di restituire il ritratto di un uomo capace di lasciare tracce profonde nei rapporti umani oltre che nel mondo dello spettacolo.
Particolarmente significativo anche il momento della proiezione del video commemorativo, pensato come una raccolta di voci, parole e immagini di amici, colleghi e persone che hanno condiviso nel tempo il cammino umano e artistico di Bellomo. Un passaggio che ha dato alla serata una dimensione corale, quasi familiare, capace di tenere insieme il volto pubblico dell’attore e quello privato dell’uomo.
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il presidente dell’Associazione Cavalieri, chiamato a proporre una riflessione sul legame tra l’associazione e Nino Bellomo, ulteriore conferma di quanto l’attore fosse radicato nel tessuto sociale e culturale della città.
Tra i momenti più intensi, la lettura di alcune pagine scritte dal figlio Francesco Bellomo, pensate come un dialogo ideale con il padre e affidate alla voce di Shaen Barletta. Brani intimi, nati per raccontare “con le parole ciò che spesso è stato difficile dire a voce”, attraversati da affetto, memoria e da quel legame profondo che il tempo non interrompe. È stato uno dei passaggi più toccanti della serata, capace di spostare il baricentro della commemorazione dal semplice ricordo pubblico a una dimensione più profonda e universale.
Poi il gesto simbolico più atteso: Francesco Bellomo, visibilmente emozionato, ha scoperto la lapide dedicata al padre. Un momento silenzioso e potente, accolto dalla commozione dei presenti, che ha consegnato alla città non soltanto una dedica formale, ma un pezzo di memoria condivisa.
La chiusura della serata ha ribadito proprio questo concetto: intitolare uno spazio a Nino Bellomo non significa soltanto ricordarlo, ma riconoscere il suo impegno per la cultura, per la bellezza e per il teatro di Agrigento. E ogni volta che quel luogo si riempirà di voci, musica o applausi, sarà anche un modo per farlo vivere ancora.
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