C’è un nuovo collaboratore di giustizia nell’inchiesta “Hydra” sulla presunta alleanza tra Cosa nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. Si tratta di Gioacchino Amico, di Canicattì ma ritenuto dagli inquirenti un rappresentante al Nord della camorra romana legata al clan Senese. L’avvio della collaborazione di Amico è emerso nel corso della prima udienza (nell’aula bunker di San Vittore) del processo ai 45 imputati che hanno scelto il rito ordinario, diversamente da quanti scelsero il rito abbreviato giudicato in gennaio dal giudice Emanuele Mancini con 62 condannati e 18 assolti.
Amico è il quinto collaboratore di giustizia in questa indagine, dopo il geometra delle fatture false Saverio Pintaudi; William Cerbo, collettore economico a Milano del clan catanese Mazzei; Francesco Bellusci, affiliato alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo; e Bernardo Pace, l’esponente del mandamento mafioso di Trapani condannato in abbreviato in gennaio a 14 anni e 4 mesi, e impiccatosi proprio lunedì scorso nel carcere di Torino dopo aver da poco iniziato a rendere i propri interrogatori ai pm Cerreti e Rosario Ferracane.
Le parole di Gioacchino Amico. “Voglio cambiare vita, sono a conoscenza di diversi tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità. Lo posso fare soltanto cambiando vita -. Lo riporta l’agenzia di stampa Agi -. Ho deciso di contattare e di collaborare con l’autorità giudiziaria a seguito di un ravvedimento avviato dopo alcuni mesi dall’inizio della mia carcerazione nell’ottobre 2023 presso il carcere di Pagliarelli di Palermo quando sono stato arrestato nell’ambito del procedimento Hydra. Ho deciso di cambiare vita per mia madre e per mia moglie, che io ho trascinato in questo processo. Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società”.
Secondo la Procura diretta da Marcello Viola “non è mafia nuova né mafia delocalizzata, ma mafiosità immanente: un’associazione mafiosa alla quale aderiscono rappresentanti delle tre mafie sul territorio lombardo che hanno deciso di mettersi insieme per fare business, autorizzate dalle case madri a spendere il brand criminale di Cosa nostra, della Camorra o della ‘Ndrangheta”.
Negli atti Amico compariva sinora nella disputa economica con la famiglia Pace (Bernardo con i figli Michele e Domenico), che aveva generato una vera e propria mediazione mafiosa tra le parti contrapposte, da un lato con Giuseppe Fidanzati e Antonino Galiota, dall’altro con Paolo Errante Parrino in rapporti di parentela (attraverso la moglie) con il defunto boss trapanese di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Amico era anche la persona che il 16 giugno 2020 era stato intercettato mentre chiedeva la tessera di FdI a una donna che lavorava presso le segreterie di una ex senatrice e di una dirigente di Fratelli d’Italia.
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