La voce dei pazienti si fa sempre più forte. Dopo la denuncia dell’Associazione Giovani Diabetici della provincia di Agrigento, arrivano nuove testimonianze che raccontano una situazione che, secondo gli iscritti, si ripete ogni anno: ritardi nelle forniture di sensori e microinfusori e scorte ormai al limite.
«Ogni anno, in questo periodo, ci ritroviamo nella stessa difficoltà – spiegano dall’associazione – ci dicono di pazientare perché i soldi sono finiti. Ma noi abbiamo bisogno di questi presidi per sopravvivere. Non è possibile aspettare».
L’associazione conta circa 350 persone in tutta la provincia. I dispositivi vengono erogati su piano terapeutico specialistico e ordinati dai distretti sanitari territoriali che fanno capo all’ASP. Ma per diversi pazienti la consegna è in ritardo da settimane, in alcuni casi da mesi.
Da Palma di Montechiaro: «È tutto nuovo, ma già frustrante»
Martina, 26 anni, di Palma di Montechiaro, convive con il diabete di tipo 1 da meno di un anno.
«Per me è ancora tutto nuovo – racconta – ma questa situazione non fa che aumentare la frustrazione. Già al primo rinnovo ho aspettato tre mesi. Quando chiediamo un sollecito nessuno sembra in grado di dare una risposta».
Martina parla di una sensazione diffusa tra i giovani dell’associazione:
«Sembra che si agisca con superficialità, senza capire che si tratta di salute e non di un capriccio. Per questo è importante far sentire la nostra voce».
Da Licata: «Scoperta da due mesi»
Ancora più critica la testimonianza di Chiara Liricata, di Licata.
«La pratica per il rinnovo è stata consegnata ai primi di gennaio, ma la fornitura tarda ad arrivare. Sono senza presidi da quasi due mesi».
Chiara è riuscita a tamponare solo grazie all’aiuto di un altro ragazzo diabetico di Licata, che le ha prestato una confezione di sensori Dexcom G6. Ma anche quella è terminata.
«Non può più aiutarmi perché rischierebbe di restare senza anche lui. Mi trovo nuovamente scoperta e rischio di tornare ai pungidito e alle penne insuliniche. È allucinante che, con una patologia riconosciuta e una prescrizione medica, tutto venga negato per mancanza di fondi».
«Ci aiutiamo tra di noi, ma non basta»
L’associazione ha creato una rete interna di sostegno, con scambi di materiale compatibile tra pazienti. Ma è una soluzione temporanea e rischiosa.
«Prestare un presidio significa mettere a rischio un altro paziente – spiegano – perché non è garantito che le forniture arrivino in tempo. Non si può basare un diritto alla salute sull’interscambio tra di noi».
Secondo quanto riferito da alcuni utenti, dall’ASP sarebbe stato parlato di problemi di budget. Ma per i diabetici di tipo 1 la continuità terapeutica è essenziale.
In provincia di Agrigento cresce così la preoccupazione: senza una risposta rapida, decine di persone – tra cui giovani e bambini – potrebbero essere costrette a tornare a una gestione meno stabile della malattia, con conseguenze cliniche e psicologiche importanti.
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