Era accusato di avere continuamente aggredito la propria madre ogni qualvolta la donna si rifiutava di dargli i soldi per comprare la droga o di prestargli la propria autovettura, distruggendo mobili e suppellettili presenti in casa. In una occasione avrebbe minacciato di morte anche la sorella. Con la formula “perché il fatto non sussiste” i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, hanno assolto un quarantaduenne agrigentino finito a processo per i reati di maltrattamenti in famiglia, estorsione e minacce.
Il pubblico ministero Elettra Consoli, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Teres’Alba Raguccia, ha sostenuto che si trattasse di comportamenti dettati dall’esasperazione e dal disagio. La sentenza di assoluzione estinte la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare applicata all’imputato dopo l’intervento dei carabinieri in seguito a uno degli episodi contestati.
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