La politica agrigentina – e in particolare il centrodestra – è entrata in una fase di riposizionamento profondo in vista delle prossime amministrative. Un dato appare ormai condiviso trasversalmente: l’esperienza di Francesco Miccichè è politicamente al capolinea e non esistono i presupposti per una sua ricandidatura. Non si tratta soltanto di una valutazione elettorale, ma di un giudizio politico maturato dentro gli stessi partiti che lo hanno sostenuto.
Il rimprovero che viene mosso a Miccichè, infatti, va ben oltre i limiti comunicativi. A pesare è stata soprattutto l’assenza di un profilo politico capace di mediare, costruire sintesi, guidare una coalizione. In altre parole: una persona stimata, un professionista apprezzato, ma non un politico. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la ricerca, oggi sempre più esplicita, di una candidatura unitaria di centrodestra.
Le ipotesi circolate nelle ultime settimane – da Benedetto Adragna a Calogero Sodano, passando per Piero Luparello – non sembrano però destinate a prendere corpo. Candidature autorevoli, certo, ma che per motivi diversi non hanno trovato una vera convergenza politica, né una disponibilità chiara.
Ed è qui che il ragionamento cambia passo: non più una rosa di nomi, ma la volontà di confluire tutti su un solo profilo, purché risponda a tre requisiti chiave: credibilità, autorevolezza e conoscenza della macchina politica.
In questo contesto si inseriscono le recenti giornate agrigentine dell’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, ufficialmente presenti per affrontare l’emergenza causata dal ciclone Harry, ma che hanno rappresentato anche un’occasione di interlocuzione politica con i vertici locali della Lega. Sul tavolo, inevitabilmente, anche il futuro della città.
Tra le ipotesi circolate c’è stata quella di Alessandro Patti, avvocato, già consigliere comunale e oggi presidente della Fondazione Teatro Pirandello: un profilo istituzionale, ma che al momento non sembra catalizzare l’intero perimetro della coalizione.
In questo quadro si inserisce anche un passaggio interno alla Lega, con l’adesione dell’ex deputato e assessore regionale Luigi Gentile. Una figura con esperienza, radicamento e visione infrastrutturale – basti pensare alle sue posizioni sul ponte sullo Stretto come volano di sviluppo – che potrebbe rappresentare il punto di equilibrio tra i partiti del centrodestra qualora decidesse di mettersi in gioco. Non una candidatura simbolica, ma politicamente spendibile.
Ricordiamo che il perimetro del centrodestra comprende Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e una Democrazia Cristiana oggi però fortemente ridimensionata dopo il terremoto politico che ha investito Totò Cuffaro. Senza un leader riconosciuto, la DC vive una fase di incertezza e marginalità, più spettatrice che protagonista.
Sul fronte opposto, Nuccio Dispensa resta il riferimento dell’area progressista, pur senza un via libera ufficiale del Partito Democratico, dove una parte continua a guardare con nostalgia a un possibile Firetto bis. A completare il quadro c’è la candidatura civica, già ufficiale, di Giuseppe Di Rosa.
Restano poi le incognite: Controcorrente del deputato Ismaele La Vardera, che potrebbe sparigliare le carte, e un Movimento 5 Stelle che fatica a trovare un ruolo credibile dopo l’assenza totale di rappresentanza in Consiglio comunale.
In sintesi: la partita vera si gioca nel centrodestra. Se riuscirà a trovare un nome autorevole, politico e condiviso, la coalizione potrebbe presentarsi come l’unica forza realmente strutturata. Il tempo delle candidature “civiche per necessità” sembra finito. Agrigento, oggi più che mai, chiede politica vera.
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