Ciclone Harry, il conto della natura: servono cervello e lungimiranza nel governo del territorio
La natura presenta il conto, e non ammette sconti. Il passaggio del ciclone Harry ha lasciato ferite profonde lungo la costa e nell’entroterra, riportando al centro del dibattito politico una questione che da anni viene colpevolmente aggirata: il governo del territorio.
«Abbiamo fatto finta di non capire, e in questi giorni il mare e il ciclone Harry ce lo hanno ripetuto con forza: ci vogliono cervello e lungimiranza quando si valutano licenze e concessioni». È un’accusa netta quella che arriva da Nuccio Dispenza, portavoce di Area Progressista, che lega i danni di queste ore a scelte politiche precise, maturate negli anni e mai realmente messe in discussione.
Il punto, per Dispenza, è tutto politico prima ancora che ambientale. «Cervello e lungimiranza, non la preoccupazione di rastrellare voti, devono presiedere l’azione di governo di una città e del suo territorio». Un’affermazione che chiama in causa una visione miope, fatta di concessioni facili e decisioni prese senza valutare l’impatto complessivo sul paesaggio e sugli ecosistemi.
Nel mirino finisce soprattutto il rapporto con la costa. «Il mare non è un bene di consumo legato alle nostre estati, con il mare sempre a portata di mano e di auto. La nostra costa è un bene straordinario, oggi però profondamente ferito anche da scelte scellerate». Scelte che, secondo l’Area Progressista, hanno ignorato le conseguenze di opere pubbliche e private, in particolare quelle legate alla mobilità.
L’esempio simbolo è quello delle dune. «Paghiamo pesantemente l’errore dell’asfalto che ha tagliato lo straordinario sistema di dune che caratterizzava gran parte della nostra costa». Altrove – sottolinea Dispenza – si è scelto di tutelare, e oggi quei territori dispongono di un patrimonio naturale integro e valorizzato. Qui, invece, si rincorrono emergenze.
E lo sguardo si allarga anche alle occasioni mancate più recenti. I fondi e le opportunità legate ad Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, secondo l’Area Progressista, avrebbero dovuto rappresentare l’avvio di una svolta. «Avrebbero dovuto pensare almeno a un progetto per invertire l’andazzo e avviare la tutela di un bene naturale legato allo sviluppo economico della città. Non lo hanno fatto, preferendo rincorrere il tornaconto e le spese facili e comode».
Il ciclone Harry, allora, diventa più di un evento meteorologico estremo: è uno specchio politico. Un promemoria brutale di quanto costino, nel tempo, la mancanza di visione e il rinvio delle scelte scomode. E il conto, questa volta, rischia di essere salato.
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