25 aprile: onore ai Partigiani

Una data anche quella di oggi, assai importante per la storia della nostra Italia; una data che ci riporta indietro al 25 aprile 1945, cioè a 77 anni fa, quando con la liberazione  è iniziata di fatto  la nostra  vita democratica e repubblicana.Chi non conosce la storia di ieri, non può programmare quella di domani”  diceva un maestro del giornalismo come Indro Montanelli. E conoscere la storia di ieri, significa capire quello che diceva, in poesia Atto Vannucci, uno storico toscano, patriota e politico italiano protagonista dei moti toscani del 1848… “In Italia non vi è carcere non santificato dal patimento degli uomini più generosi; non vi è palmo di terreno non bagnato dal sangue dei martiri della libertà. I nostri in ogni tempo protestarono morendo, contro la tirannide che opprimeva la Patria e spirarono fermamente convinti che il loro sangue sarebbe stato fecondo di libera vita ai futuri”. Parole di una poesia di Atto Vannucci, deputato del Regno di Sardegna e poi nel 1861 senatore del Regno d’Italia: parole che esprimono bene, un secolo prima del 25 Aprile 1945, il senso della celebrazione civile di oggi: “Giornata della Liberazione d’Italia” o “Anniversario della Resistenza“.  25 aprile: vittoria della resistenza militare e politica, attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale contro il governo fascista e l’occupazione nazista. Infatti, negli anni della seconda guerra mondiale (1943-45), l’Italia si ritrovò divisa in due parti: da un lato vi era Benito Mussolini che con i fascisti aveva formato la “Repubblica sociale italiana di Salò” e dall’altro, in opposizione, il governo Badoglio con gli Alleati americani ed inglesi. Cioè i Partigiani che organizzarono la “Resistenza” per combattere il dominio nazifascista. I Partigiani erano uomini, donne, giovani, anziani, militari e anche preti, che si unirono in ogni modo e  con ogni mezzo, mettendo da parte le loro idee ed ideologie, per   lottare assieme, anzitutto per  della conquista della libertà. Ed il 25 aprile 1945, 77 anni fa  la libertà fu conquistata; la libertà vinse  e l’Italia fu liberata dal nazi-fascismo, a prezzo di tante sofferenze e  tanto sangue. Ed è importante oggi riflettere sull’importanza e sull’attualità dei valori conquistati  a costo della vita dai protagonisti della Resistenza. Sottolineare soprattutto oggi, ma non solo,  il decisivo impegno culturale ed educativo della scuola nel trasmettere la memoria di questi sacrifici, prezzo di questa libertà che abbiamo e che non dobbiamo sciupare, per vivere meglio il presente, pensando che il positivo evolversi del presente è possibile solo attraverso la  conoscenza e corretta lettura del passato. La festa di oggi è una festa civile, ma non è vero che non  ha  alcun  carattere religioso. La  Liberazione non avvenne contemporaneamente su tutto il territorio nazionale, ma in quella data di 77 anni fa vennero liberate due città importanti come Torino e Milano e perciò il 25 aprile viene scelto come data-simbolo della fine del ventennio fascista e dell’inizio di quel breve periodo che ha portato poco più di un anno dopo (il 2 giugno 1946) alla trasformazione dell’Italia in Repubblica. Se qualcuno confonde la ricorrenza della liberazione, il 25 aprile, con la festa della donna, la festa del papà, dei nonni  o altre gioiose  amenità. La prima cosa che va festeggiata è la capacità che individui spesso isolati hanno avuto nel sapere liberare anzitutto se stessi, sottraendosi all’inquinamento delle menti e dei valori, rifiutando la rete di menzogne e seduzioni che sorreggevano il regime, ribellandosi  – (diremmo noi oggi!) – al Pensiero Unico. Qualche tempo fa ho letto di un operaio, protagonista degli scioperi di allora, che anticiparono la caduta del fascismo che diceva una verità semplice e fondamentale: “Mica eravamo stati a scuola di antifascismo, noi”. Proprio così, perché la resistenza è stata la ribellione dal profondo della coscienza degli italiani che hanno detto no – (e devono continuare a dire no) – ad ogni forma di dittatura e di pensiero unico.


Diego Acquisto
Se qualcuno confonde la ricorrenza della liberazione, il 25 aprile, con la festa della donna, la festa del papà, dei nonni o altre gioiose amenità.