Viva viva San Calo’.

Lunedì di San Calogero è il giorno del silenzio.
Si sono appena conclusi i festeggiamenti in onore del Santo Pellegrino venerato dagli agrigentini che, nella sua vita di taumaturgo ed eremita predicava la fede, assisteva e guariva gli ammalati con opere e miracoli.
Dopo A MASCHIATA, luccicante e rumorosa in un cielo intriso di popolarità, il Santo eremita è rientrato, nella notte ammantata di folla, in Santuario.
San Calogero è stato portato in processione, baciato, abbracciato, asciugato e ribaciato, condotto per le vie cittadine dai portatori e dai fedeli, in un incedere ritmato dai rullo incessante dei tammurinari, i suonatori di tamburo, che incorniciano la festa tributata dagli agrigentini al Monaco africano.
Dietro la vara del Santo i devoti e la banda che ammanta di gioia i fedeli lungo il tradizionale percorso.
E il suono dei tamburi si fa sempre più intenso, un caloroso commosso crescendo, quando Calogero s’appresta al suo Santuario.
Ove si sono succedute celebrazioni eucaristiche per l’intera giornata.
L’amato eremita, cogliendo lo spirito della vera cristianita’, giunto in terra di Sicilia da molto lontano, s’accostava al cuore e al corpo della gente.
Con parole di evangelizzazione e gesti di carita’.
Più potente della peste, la fame, così il Santo nero distribuiva in paese il pane.
Cibo povero tra i poveri, frutto di sudore, fatica, amore.
Il timore per la malattia e il contagio spingeva il popolo a lanciare il pane dalle finestre delle proprie abitazioni.
La carità è spesso arginata dall’umana paura. Trasversale al tempo chi vincendola s’accosta al bene.
Calogero, Santo amato e venerato, custode e autore di innumerevoli grazie.
Il fedele supplica e ringrazia per grazia ricevuta con gesti di intramontabile fede, con il viaggio in PIDUNI dalla propria casa al santuario.
Scalzo, in silenzio e raccoglimento, a testimoniare devozione mista a gratitudine.
La fede cristiana s’interseca, in questi giorni festosi, a misticismo e tradizioni popolari.
Carretti bardati a festa, con i colori sfavillanti d’una Sicilia viva, sfilano per la città strabordanti di pane.
U VUTICEDDRU che indossano i bambini, per l’intercessione del Santo.
La promessa del pane, commissionato dai devoti ai fornai di svariate forme, a testimonianza della guarigione concessa dal Santo, alle classiche pagnotte, benedetto e distribuito in memoria d’un lontano passato.
Si narra e… si vive, ad Agrigento, nelle prime due domeniche di luglio, una religiosità forte, radicata, sentita.
Una conversione che si perpetua nel tempo, preziosa linfa, senza età ne’ pudore.
Predicare, diffondere la Sua parola con e nella quotidiana testimonianza del proprio vivere. Tendere la mano al fratello, non sigillare il cuore ergendo barriere invisibili ma sovente insormontabili.
Disporre l’anima in ascolto, allargare le braccia all’altro.
Che’ il libro della vita racconterà delle nostre opere, non solo del nostro pregare.
Al termine della festa, che tutte le estati avvolge e scalda la città di Agrigento, i suoi abitanti ed i passanti di calore e colore, a gran voce esultiamo, viva viva San Calo’.
Eva Di Betta