Viadotto Petrusa, tutto fermo: si attendono risposte dall’Anas

Le proteste e l’indignazione degli automobilisti, le prese di posizione della Cisl agrigentina

E’ tutto fermo, cantiere inattivo.  Il Viadotto Petrusa di Agrigento, smontato in via precauzionale per essere poi rimodernizzato con nuovi blocchi  e reso sicuro, appare sotto gli occhi di tutti come a volere seguire la scia delle “opere incompiute”. Giace lì per metà abbattuto e per tutto il resto, dunque per ultimare l’abbattimento e per la conseguente composizione del nuovo cavalcavia, non si sa quanto bisognerà attendere ancora.

Tempo fa, era stato detto che l’Anas stava lavorando ad un progetto specifico. Noi l’abbiamo interpellata, per conoscere i reali motivi, ma siamo in attesa di risposte. Intanto, si moltiplicano le indignazioni, i disappunti soprattutto degli automobilisti. Il ponte, rappresentava infatti un’importante arteria di collegamento tra Agrigento e Favara ed un modo migliore anche  per molti per raggiungere l’Ospedale San Giovanni di Dio di Contrada Consolida, il Tribunale e diversi uffici pubblici.

Non si può fare finta di nulla ed aspettare che si completi l’ennesima attesa decennale per vedere un’infrastruttura finalmente funzionante“. Lo dichiara con forza Maurizio Saia, Segretario della Cisl agrigentina che annuncia anche, per il prossimo sabato 13 maggio con inizio ore 9, un sit in di protesta organizzato proprio dal sindacato presso la rotonda dislocata immediatamente prima di ciò che è rimasto del viadotto Petrusa.

Non possiamo ne’ vogliamo accettare in silenzio e subire un’altra incompiuta. Sono trascorsi sei mesi dalla chiusura del viadottocontinua Saia- per questo chiediamo ai cittadini ed alle amministrazioni comunali di Agrigento e Favara ed ai rispettivi consigli comunali, di partecipare insieme alla Cisl al sit-in per manifestare la nostra indignazione all’abbandono a cui siamo relegati da una politica sorda alle richieste dei cittadini. Ci appelliamo alla buona volontà dei parlamentari nazionali e siciliani e chiediamo loro di unirsi a noi per fare fronte comune, affermare il “diritto di cittadinanza”, garantire la qualità della vita che i cittadini di questa terra meritano ma soprattutto rispondere alle esigenze reali, concrete che rendano fruibile ciò che resta di un territorio martoriato da pressappochismo e abbandono”.

Da poco, anche, la riapertura della 640 dopo il raddoppio.  Notizia che ha fatto ben sperare ed illudere per il prosieguo dei lavori riguardanti il Viadotto.

Intanto tra deviazioni, disagi, dubbi e proteste, agli agrigentini non resta che sperare di non dovere assistere allo stesso copione di sempre e cioè vedere un’opera incompiuta o vederla completa ed inaugurata solo dopo anni.