Viadotto Morandi, gli ingegneri : è insostituibile non va demolito

Il viadotto è insostituibile, non ci sono alternative.

Gli ingegneri: Nessuna indagine, per quanto noto, ha evidenziato deficienze strutturali irreparabili delle pile, sulle quali comunque vanno evidentemente eseguite opere di risanamento e di ripristino del copri ferro come già avvenuto altrove. 

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La demolizione sia ultima ratio, il territorio non può permettersi di perdere il viadotto “Morandi”, non c’è alternativa, non c’è motivo di credere che non possa essere messo in sicurezza. Sulla questione viadotto Akragas prendono una netta posizione gli ingegneri dell’Ordine di Agrigento, esprimendo in modo chiaro ed inequivocabile che non c’è altro da aggiungere o dibattere. Inoltre il loro parere è in perfetta sintonia con quanto espresso anche dagli architetti che, in tempi non sospetti, dissero la stessa cosa: Agrigento ha bisogno di infrastrutture.

“Il viadotto agrigentino e quello di Genova, tecnicamente hanno in comune solo il nome del progettista – affermano – le drammatiche immagini del crollo della struttura ligure non possono condizionare l’ipotesi di ristrutturazione da parte dell’ANAS.”

Gli ingegneri, esperti in materia, relazioni tecniche alla mano, sconfessano le paventate ipotesi di demolizione avanzate prima da MareAmico e poi da alcuni politici, compreso l’assessore ai beni culturali Tusa ed altri soggetti che sono entrati a gamba tesa sulla questione senza averne le opportune competenze, senza conoscere la materia e senza vivere ad Agrigento. 

E ancora: “Il crollo di Genova ha senza dubbio scosso le coscienze e alimentato le fantasie, ma occorre precisare che sono strutture realizzate con schemi statici differenti che probabilmente risentono però di problemi similari: l’invecchiamento e una insufficiente manutenzione”, affermano in una conferenza stampa convocata di urgenza questa mattina.

A prendere la parola i consiglieri Avenia (presidente), Furioso, Bellini, Russo, Cucchiara. Poi aperto il dibattito anche con i cittadini intervenuti, compreso il segretario provinciale della Cils  Maurizio Saia e poi altri a titolo personale, anche molti colleghi ingegneri e liberi cittadini.

 Ordine degli Ingegneri della Provincia di Agrigento: “La demolizione sia ultima ratio, il territorio non può permettersi di perdere il viadotto “Morandi””.

Circa il viadotto Akragas 1, sebbene da un lato si possono condividere le osservazioni di merito circa lo stato di conservazione del manufatto, al netto di alcune pseudo verità scientifiche dall’altro non si possono condividere facili conclusioni circa l’inutilità o le precarietà dell’opera.

L’ipotesi di demolizione avanzata da taluni ad oggi non ci sembra sia fondata su basi razionali e su adeguate considerazioni tecniche, economiche e sociali, per non parlare delle valutazioni sul valore anche culturale dell’opera.

È qui il caso di chiedersi: si sono adeguatamente valutate le conseguenze di una demolizione in termini di costo di demolizione, di smaltimento dei materiali e dell’impatto dello stesso sul territorio? Si sono stimati i costi di costruzione di una strada alternativa e della reale e concreta possibilità di realizzazione, tenuto conto dei vincoli gravanti sull’area? Si è valutato l’impatto in termini di qualità dei collegamenti sulla popolazione che un eventuale eliminazione del viadotto produrrebbe?

L’Ordine degli Ingegneri vuole contribuire al dibattito aperto sul futuro dei viadotti Akragas, ma lo vuole fare sulla scorta di valutazioni tecnicamente rigorose che coinvolgano certamente aspetti inerenti la sicurezza statica, la pubblica incolumità e soprattutto che non prescindano da valutazioni di carattere strategico, culturale, economico e sociale, ritenendo che solo una sintesi di questi aspetti potrà condurre ad una soluzione condivisa.

Questo Ordine sente il dovere morale e civico, pertanto, di dover tornare a ribadire, sotto il profilo squisitamente tecnico, che, ad oggi:

IL VIADOTTO AKRAGAS E’ INSOSTITUIBILE!

non esistendo alcuna concreta ipotesi alternativa. Il rischio che si intravede nell’immediato è che l’opera rimanga chiusa a tempo indeterminato, abbandonata a se stessa, facendo ripiombare la viabilità cittadina e provinciale ad oltre 50 anni fa, ma con i flussi di traffico di oggi – già pesantemente in crisi per le concomitanti criticità -. Può un Paese tecnologicamente avanzato come il nostro arrendersi di fronte alle problematiche tecniche di una manutenzione, per quanto complessa, o deve forse accettare la sfida di innalzare il livello dei servizi?

Alla luce di tali considerazioni questo Ordine ritiene, quindi, di dover consigliare, senza polemica, alla politica di fermarsi a riflettere se la pericolosa china che sembra abbia frettolosamente intrapreso sia realmente ciò di cui il territorio abbia bisogno. Sia chiaro che gli Ingegneri non sono  pregiudizialmente contrari ad una ipotesi di demolizione se le condizioni di sicurezza del ponte non potranno essere garantite ai cittadini – nessun valore è barattabile dinnanzi alle vite umane – ma ad oggi non vi è alcuno studio che vada in questa direzione. Anzi, ribadiamo che l’esistenza di una progettualità esecutiva di recupero realizzata da Anas testimonia il contrario.

Importante è, certamente, ragionare delle “condizioni di salute” dei viadotti Akragas, come tassello di un puzzle più vasto che coinvolge tutte le opere infrastrutturali e il patrimonio delle Pubbliche Amministrazioni, (si pensi per esempio agli edifici scolastici), di cui devono essere garantiti sicurezza e fruibilità.

Circa la questione relativa all’impatto ambientale, recentemente tornata di strettissima attualità, osserviamo che ogni infrastruttura impatta sul territorio, seppure in diverso modo, e che pur non essendovi la sensibilità al tema che oggi noi possediamo all’epoca di realizzazione dei viadotti, questo si caratterizza per un utilizzo essenziale delle forme strutturali non solo rispetto ai viadotti attuali ma anche a quelli coevi alla realizzazione dell’opera, distinguendosi da queste per il minore impatto ambientale e paesaggistico, segno ulteriore del genio del Morandi e di una sua precisa scelta in questa direzione. Il tutto in un’area di sicuro valore archeologico, ma nella quale insistono civili abitazioni e opere pubbliche.

Interesse primario degli Ingegneri è, in conclusione, garantire che si tengano in opportuno conto le valutazioni ed evidenze tecniche prima di assumere una scelta tanto impattante sull’interesse collettivo, per le quali saremo giudicati dalle generazioni future assumendoci la responsabilità di avere saputo guardare al futuro o di averne avuto paura.

L’intervento dei consiglieri comunali facenti parte della seconda commissione Lavori pubblici e Urbanistica – William Giacalone invita i presidenti delle commissioni consiliari al dibattito sul viadotto “Akragas”. In previsione dell’incontro tra Anas e seconda commissione consiliare, già programmato per giovedì 6 settembre, per trattare sul futuro del viadotto “Akragas”, il presidente della seconda commissione consiliare “lavori pubblici” William Giacalone invita i presidenti di tutte le commissioni consiliari a prendere parte all’appuntamento tecnico.

Vista l’attualità e delicatezza della tematica, ritengo opportuno chiedere la partecipazione di tutti i presidenti delle commissioni consiliari permanenti del consiglio comunale di Agrigento alla seduta della seconda commissione consiliare che si terrà giovedì prossimo alle ore 10.30 alla presenza dei dirigenti dell’Anas. La presenza di tutti i presidenti delle commissioni consiliari servirà ad ampliare il dibattito politico ed a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni consiliari”.

L’intervento del presidente dell’Ordine degli Architetti. «Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, l’onda emozionale e la paura hanno fatto sì che diventasse pressante l’abbattimento del nostro ponte Morandi – ha dichiarato, ieri, il presidente dell’ordine degli architetti di Agrigento: Alfonso Cimino – . Ora, è necessario comprendere, a prescindere da quale siano le risultanze delle riunioni in programma tra il Comune e gli enti preposti, che il ponte può essere abbattuto soltanto se, attraverso opportune indagini e diagnosi, si accerta effettivamente la non appropriatezza di interventi di manutenzione straordinaria. Viceversa, non possiamo pensare di abbattere il ponte se, attraverso interventi di manutenzione straordinaria, – chiarisce, dal punto di vista tecnico – questo può essere ancora utilizzato. La demolizione ha, forse, un costo superiore alla manutenzione straordinaria e, tra l’altro, non potremmo mai riportare il paesaggio così come era prima della sua realizzazione. Il danno ambientale è stato già commesso e non potrà essere recuperato. L’eventuale abbattimento del ponte Morandi deve dipendere – ha proseguito Cimino – da valutazioni tecniche e non sentimentali. Per quanto riguarda le infrastrutture, occorre un progetto generale, non singole idee e proclami che poco si legano con una pianificazione urbanistica e di rigenerazione della nostra città. Il ruolo della pianificazione urbana è quello di far stare bene i propri cittadini e rendere vivibile e fruibile la propria città. Oggi, seguiamo onde emozionali che ci allontanano dai veri problemi di Agrigento partendo dal ripavimentare le strade, dal decoro urbano, dal ricongiungere la Valle dei Templi a tutta la città e ai suoi cittadini, rigenerare il centro storico partendo dalla via Atenea come luogo naturale e commerciale della città, ripensare al fronte a mare di San Leone e tante altre emergenze che riteniamo siano state per troppo tempo dimenticate a scapito dei cittadini».