Università, La Cgil plaude al lavoro di Busetta: “Ma minori trasferimenti per 200.000 euro”

AGRIGENTO.  “Alla luce della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del  13 luglio 2018, (LEGGE 10 luglio 2018, n. 10. Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2018. Legge di stabilità regionale. Stralcio I)  non possiamo che  plaudire al lavoro svolto fin qui dal presidente Pietro Busetta e dal suo Consiglio di Amministrazione”.

Lo scrivono in una nota il segretario della Cgil, Massimo Raso ed il segretario aziendale Matteo Lo Raso.

In sintesi, sembrano trovare soluzione: la questione del finanziamento ai Consorzi Siciliani per l’anno 2017, che servirà a dare una boccata d’ossigeno per il funzionamento. La “questione governance”. Il nuovo CdA  sarà composta da tre Componenti con in testa il presidente nominato dalla Regione, gli altri due componenti uno in rappresentanza  l’Università di Palermo e l’altro componente in rappresentanza dei  Soci del Consorzio. Un riequilibrio che salutiamo con favore e che avevamo, a suo tempo, sollecitato.

Ma attenzione, resta da definire la parte che riguarda la ripartizione del contributo per l’anno 2018. Infatti, in base al “Decreto Baccei” (che resta in vigore per la parte economica) il CUPA finirebbe per essere  penalizzato, in quanto avendo registrato, per queste note vicende, un numero inferiore di studenti rispetto agli altri anni, vedrebbe passare il contributo  da 624.000 euro del 2017  a 417.000 euro per il 2018.  Sappiamo dal Presidente Busetta  che è stata raggiunta un’intesa di massima tra l’Università di Palermo e gli Assessori Lagalla – Armao per la riapertura dei corsi di laurea ad Agrigento.

Il riavvicinamento serve se si risolvono definitivamente le annose e storiche questioni del contenzioso e se si riesce a restituire una “offerta formativa” degna di questo nome agli Studenti della nostra provincia e che serve all’apparato produttivo di questa terra con cui occorre rinforzare il legame. L’Università ad Agrigento deve servire certamente a rendere esigibile il “diritto allo studio” ma anche deve essere utile allo sviluppo economico e sociale della nostra terra. Attendiamo atti ufficiali conseguenti ed una ripresa di una normale ed ordinaria interlocuzione con la Presidenza con cui non abbiamo avuto rapporti ufficiali dal suo insediamento.