Un tavolo di lavoro a servizio dello sviluppo del territorio agrigentino

Nei giorni passati si è tenuta presso la sede arcivescovile di Agrigento una riunione con i sindaci della provincia, insieme ad alcuni parlamentari regionali, ai rappresentanti delle forze sociali, ad alcuni rappresentanti degli ordini professionali e ai rappresentanti delle associazioni di categoria. Alla presenza dell’Arcivescovo S.E. Mons. Franco Montenegro e del Prefetto dottor Dario Caputo,  i protagonisti del territorio sono tornati a confrontarsi attorno ad un tavolo sulle principali emergenze della provincia.

Perché un tavolo di lavoro, a servizio dello sviluppo del territorio agrigentino? Perchè il momento di difficoltà che attraversa il Paese e che rende più drammatica, se fosse possibile, la situazione della nostra provincia, non può non rafforzare quell’idea di collaborazione tra enti, forze sociali e associazioni operanti a vario titolo nel territorio. Oggi, infatti, si osserva come le risorse di fiducia e di conoscenza rappresentano le vere fonti dei vantaggi competitivi territoriali in contesti di crescente concorrenzialità, quali quelli attuali.
Se poi si considerano le varie misure di agevolazioni per le imprese, oltre ai vari bandi a valere sui fondi comunitari, bisogna ammettere che i finanziamenti pubblici per creare occasioni di sviluppo e di nuova occupazione non sono mancati. Ciononostante, sono stati in sé insufficienti a determinare risultati positivi capaci di incidere sulla vita economica, politica e sociale del territorio.
Per contrastare non poche distorsive dinamiche sono stati firmati anche numerosi protocolli di legalità fra Enti, Istituzioni e forze sociali per affermare, in forma pubblica e solenne, i valori dell’etica e della civile convivenza, nella consapevolezza che attraverso la lotta a qualsiasi forma di malaffare passa il rilancio umano, sociale ed economico, di una popolazione.
Tuttavia occorre rispettare un codice etico-comportamentale, che deve essere la sintesi di valori morali ampiamente condivisi, nei quali – per scelta prima che per rispetto delle norme – si devono tutti riconoscere. Lo chiedono le persone oneste, le vittime dell’usura, del racket e della mafia, le cooperative di giovani che gestiscono beni confiscati, le imprese e tutti coloro i quali non si rassegnano e vogliono progettare un futuro diverso per la nostra terra. In tale ottica, va evidenziata, inoltre, la “responsabilità sociale” della imprenditoria locale,  nella promozione di una cultura economica fondata sul rispetto dell’ambiente, delle regole, della leale competizione, della legalità