Trasfusione infetta, risarcimento 1,8 milioni di euro per un trentenne

La terza sezione civile della Suprema Corte ha confermato la condanna al maxi risarcimento a un 1,8 milioni di euro dell’assessorato regionale alla Salute nei confronti di un 29enne agrigentino al quale, nel 1989, dopo la nascita, venne trasfuso del sangue infetto all’ospedale Ingrassia di Palermo.

Il ragazzo, scrive il GDS, nato all’ospedale di Sciacca e trasferito per un problema post parto nella struttura palermitana, assistito dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello, ha promosso una causa civile nei confronti della Regione e il tribunale, in un primo momento, aveva stabilito un risarcimento complessivo di circa 950 mila euro. Sia la Regione che il giovane avevano impugnato la sentenza e la Corte di appello ha sancito un risarcimento raddoppiato, vale a dire a 1,8 milioni di euro.

La Cassazione, adesso, ha rigettato l’ultimo ricorso dell’assessorato alla Salute rendendo definitiva la condanna al maxi risarcimento. La vicenda che risale al 1989 è stata riportata dal Giornale di Sicilia. L’uomo ha contratto l’epatite a soli 7 anni e il cancro 10 anni più tardi per colpa di una trasfusione di sangue infetto. La Cassazione, chiudendo un contenzioso iniziato diversi anni fa, ha rigettato il ricorso della Regione rendendo definitivo il diritto a un risarcimento milionario per lo sfortunato paziente che deve ancora compiere 30 anni.