Escalation Iran-Emirati, tensione a Dubai: l’architetto agrigentina Elsa Sanfilippo racconta l’attesa e la paura
L’escalation militare tra Iran ed Emirati Arabi Uniti sta producendo effetti anche sul fronte civile. A Dubai, dove nelle ultime ore si susseguono intercettazioni aeree e chiusure preventive dello spazio aereo, la situazione viene descritta come “sotto controllo” dalle autorità, ma il clima tra i residenti è segnato da ansia e incertezza.
Tra gli italiani presenti negli Emirati c’è anche l’architetto agrigentina Elsa Sanfilippo, che si trova a Dubai per motivi professionali. Il suo racconto restituisce il senso di una quotidianità sospesa. «Quello che gli Emirati vogliono far percepire è calma. E in parte ci stanno riuscendo. La maggior parte degli attacchi viene neutralizzata in aria, ma qualcosa ogni tanto sfugge. Sentiamo esplosioni, vediamo fumo. L’ansia c’è».
Secondo quanto riferisce, il sistema di difesa emiratino intercetta quasi tutti i missili o droni prima dell’impatto, ma la percezione del rischio resta concreta. «Le esplosioni che sentiamo sono per lo più intercettazioni. Però quando qualcosa cade, si vede il fumo. E in quei momenti capisci che la situazione non è astratta».
Il governo mantiene una comunicazione istituzionale molto misurata. «Mandano messaggi rassicuranti, essenziali. Dicono che la situazione è sotto controllo. Non comunicano nulla di superfluo». Intanto lo spazio aereo è chiuso, e per chi vorrebbe rientrare in Italia le possibilità sono limitate. «L’unica cosa da fare è restare a casa. Quando i rumori si intensificano, cerchiamo riparo negli spazi più protetti. Nel nostro building abbiamo un parcheggio sotterraneo molto grande, che rappresenta una maggiore sicurezza».
L’Ambasciata italiana fornisce aggiornamenti e numeri di assistenza, ma per eventuali rientri bisogna attendere indicazioni ufficiali della Farnesina. «Ci dicono di aspettare comunicazioni sui voli. C’è chi prova a spostarsi in Oman per partire da lì, ma è rischioso: bisogna attraversare la frontiera in auto e non sappiamo cosa possa succedere».
Tra i residenti italiani c’è chi sceglie di restare, confidando nell’efficienza del sistema di difesa locale. Ma c’è anche chi, come l’architetto agrigentina, preferirebbe tornare in Italia. «Il rischio c’è sia restando sia partendo. Però tra le due io preferirei rientrare. Spero di farlo prima possibile». Una testimonianza che racconta la dimensione umana di una crisi internazionale che, oltre agli equilibri geopolitici, incide sulla vita quotidiana di migliaia di civili. Leggi anche: Da Agrigento a Dubai, Elsa Sanfilippo firma la nuova architettura del benessere
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