Sulle nuove nomine dei Presbiteri nella Chiesa Agrigentina

Qualche osservazione a margine del recente decreto dell’arcivescovo-metropolita card. don Franco sulle nuove nomine per l’anno pastorale 2019-2020—Un decreto che pare subito più corposo degli altri anni, con nomine anche particolari che interessano complessivamente quasi cinquanta presbiteri, cioè ad occhio e croce forse  il 40 per cento delle forze pastoralmente valide dal punto di vista giuridico, se non si contano i presbiteri che hanno già superato (ed alcuni anche largamente) l’età canonica dei 75 anni (o vi sono già nei pressi !) fissata dal Codice di Diritto Canonico e che ancora continuano tuttavia a servire la Chiesa Agrigentina , anche dopo la presentazione formale delle dimissioni, così come stabilito dalle norme.

A guardare complessivamente, ritenendo di raccogliere  qualche riserva che sicuramente circola altrove, e anche un po’  nella nostra Comunità Ecclesiale  sulla scelta pastorale  consentita dal CDC della nomina “ad tempus” dei Parroci,  pare doveroso rilevare che in terra agrigentina ci si sforzi di anno in anno sempre meglio a sfuggire a tatticismi di  favore (sempre  pastoralmente sterili)  in cui qualche volta si è forse rimasti impigliati.   Comunque sia, trattandosi di scelte umane c’è sempre da augurarsi  e   sperare che la Chiesa  Agrigentina sappia continuamente migliorare nel guardare  con crescente attenzione ai grandi nodi ed ai migliori traguardi pastorali;  maturando sempre nello zelo e nella comunione, così come nell’obbedienza alla  volontà di Dio,  come si manifesta a livello alto e locale, in un orizzonte davvero cattolico.

Tra le novità di quest’anno, quella anzitutto a cui fa riferimento lo stesso don Franco,  che  “dopo avere sentito il presbiterio”,  quest’anno ha deciso di introdurre nella cura dei servizi diocesani, tre “Vicari Episcopali di Settore”….“sostituendo le figure centrali del Vicario per la Pastorale e del Vicario per la Ministerialità”  nelle persone  di Agrò don Giuseppe,con sede in Canicattì, Argento don Leo  con sede in Porto Empedocle e  Cumbo don Giuseppe–  con sede in Ribera.

Tre Presbiteri con delicati servizi pastorali  nel settore Est il primo, nel settore centrale  il secondo, nel settore Ovest il terzo,  al fine – precisa l’arcivescovo –  di far sentire il Centro Diocesi più vicino a tutto il territorio della nostra Chiesa agrigentina”.

Poi, per quanto riguarda l’opinione pubblica credo che l’altra novità più colta  sia la nomina dei   Parroci “in solidum” con quelli che già sono sul posto. Ne sono stati nominati tre, ed uno di questi  è Maiorana don Fabio – nominato “parroco in solidum”  nella  Parrocchia S. Gerlando  di Lampedusa, dove già da  qualche anno opera don Carmelo La Magra.

Il quale ultimo alcune settimana fa è stato alla ribalta nazionale e non solo, in riferimento alle vicende della “Sea Watch 3”, trascorrendo assieme ad un gruppo di fedeli la notte sul sagrato della Chiesa, “con la schiena diritta e la coscienza retta” per protestare contro la politica migratoria del Governo giallo-verde e contro il ministro Salvini in particolare.

La nomina di don Fabio, a nostro giudizio,  indubbiamente tende a rafforzare complessivamente  la presenza della Chiesa sulle Pelagie, cioé su Lampedusa  e  sulla vicina Linosa, facendo pensare subito alla nascita di un’ “Unità Pastorale”, dato che  entrambe queste due isole, per il problema epocale dei migranti,  sono davvero un “finestra sul mondo”,  come ha scritto don Fabio Maiorana sul suo profilo facebook, lasciando chiaramente trasparire la sua grande  gioia per la grazia della nomina ricevuta.

 

Diego Acquisto