Strage a Licata, per il pm omicida spinto da questioni personali e patrimoniali

Sarebbe rintracciabile in questioni personali e patrimoniali il movente della strage che si è consumata questa mattina a Licata, nell’agrigentino. Ad affermarlo in una nota è il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che coordina le indagini insieme al sostituto Paola Vetro, che al momento si trova sul luogo della tragedia con la scientifica dei carabinieri e il medico legale incaricato delle autopsie.

A quanto ricostruisce Patronaggio, il quadruplice omicidio si è consumato alle ore 7.30 circa di stamattina in contrada Safarello, quando Angelo Tardino, 48 anni, recatosi a casa del fratello Diego, 45 anni, lo ha ucciso, assassinando poi anche la cognata, Alessandra Ballacchino, e i nipoti A.T, 15 anni e V.T. 11, utilizzando una pistola calibro 9 legalmente detenuta. Tardino, dopo il folle gesto, si è allontanato nella vicina via Mauro De Mauro tentando il suicidio con in colpo di pistola alla testa e ora si trova all’ospedale S. Elia di Caltanissetta, in coma irreversibile, piantonato dai Carabinieri.

I militari dell’Arma avvisati dalla moglie di Tardino si erano messi subito alla ricerca dell’uomo, rintracciandolo tuttavia solo dopo che questi si era già sparato alla testa. Le indagini sono condotte dai Carabinieri della compagnia di Licata comandata dal Cap. Petrocchi. L’arma è stata sequestrata per le comparazioni balistiche.