“Dopo il silenzio”: Il teatro Pirandello commosso dal dramma sulla mafia

Lezione morale e civile con Lo Monaco, Pozzi e Moricca nel palcoscenico del teatro Pirandello

-di Calogero Longo-Al teatro Pirandello di Agrigento giovedì 11 e venerdì 12 gennaio ha aperto l’anno solare 2018 il nostro Direttore Artistico, Sebastiano Lo Monaco, con ” Dopo il silenzio”. Il testo è  tratto dal libro ” Liberi tutti” di Pietro Grasso, il regista, Alessio Pizzech, ha messo in scena uno spettacolo di alto valore morale e civile, affidato a due leoni del palcoscenico come Elisabetta Pozzi e Sebastiano Lo Monaco affiancati dal giovane attore siracusano Turi Moricca. “Dopo il silenzio” parla di mafia e di omertà, ma anche di diritti e speranza: si parte da vicende biografiche come il maxiprocesso di Palermo per allargare la prospettiva in un intreccio di filosofia, analisi storica e richiami alla cultura mediterranea di cui la Sicilia è il cuore. “Dopo il silenzio” ha la capacità di aprire alla riflessione sul rapporto tra diritto e morale, tra legge e giustizia. Sul palcoscenico abbiamo da un lato, Grasso (Lo Monaco) e la moglie Maria (Pozzi), magistrato e insegnante, rappresentanti dello Stato in lotta contro la criminalità organizzata, dall’altro il giovane mafioso senza nome (Moricca) che ha scelto le leggi e i valori dell’anti-Stato. Quella che va in scena è una terra a tinte forti e Pietro Grasso che la incarna è un uomo allo stesso tempo severo e tenero fino alla commozione. Ci voleva un attore che conoscesse la propria regione come Sebastiano Lo Monaco per rappresentarla in pieno, nelle sue sfumature più intime senza cadere nello stereotipo. Così sulla scena, il suo personaggio può muoversi come un pupo, o raccontare la leggenda di Osso, Mastrotto e Carcagnosso, i fondatori mitici di mafia, ‘ndrangheta e camorra, e non cadere di tono. In sostanza, ti aspetti la biografia di Grasso , e ti trovi di fronte un’ analisi sul modello umano del giudice, lo stesso vale per la moglie, dalla cui storia si parte per arrivare a tracciare la figura dell’insegnante impegnata nel sociale. Poi sullo sfondo scorrono i volti delle vittime di mafia e di grandi personaggi che l’hanno combattuta ( scorrevano i volti dei giudici Falcone, Borsellino, Livatino … del piccolo Di Matteo …  e riecheggiato forte nella sala l’anatema di Papa Wojtyla: l’emozione faceva battere forte il cuore). Grasso, procuratore antimafia, parte da vicende reali, biografiche ma la sua diventa non solo la storia di un uomo e una donna, ma anche di un confronto tra generazioni diverse: uno spettacolo che tocca temi filosofici, storici, sociali senza mai perdere di vista un’ accorata umanità. Stato e antistato, magistrati e criminali si confrontano e si parlano; come in una tragedia classica si discute di diritto, di morale, di giustizia e di violenza. “Dopo il silenzio”, fatto di dialoghi semplici e monologhi efficacissimi, si proietta in una tragedia del contemporaneo che evoca la Sicilia e si snoda attorno al confronto tra generazioni: superare il silenzio omertoso, ascoltare i giovani vuol dire pensare a un futuro diverso, dove poter urlare “Liberi tutti” dalla violenza mafiosa. Dove la parola speranza possa non essere più bandita. È l’appello del magistrato, di un uomo contro Cosa Nostra, una testimonianza che nasce dal bisogno di credere nell’antimafia della speranza, nel consenso, nell’aiuto della collettività. Muoiono di mafia non solo le vittime della delinquenza organizzata, ma tutti coloro che si rassegnano a vivere nell’illegalità e nell’ingiustizia: chi chiede gli occhi di fronte ai reati, chi fa affari eludendo la legge, chi cerca i favori dei potenti, chi accetta il clientelismo e il compromesso per ottenere un beneficio. La mafia infatti non è solo un fenomeno criminale, ma un sistema sociale e culturale ben radicato, che sembra offrire a chi ne fa parte protezione, aiuto economico e senso di appartenenza. Per questo, ammette Grasso, per i giovani privi di prospettive di impiego e le persone abbandonate dalle istituzioni a volte è più facile stare dalle parte della mafia piuttosto che contro. Ecco allora che la sua lezione nell’ora di legalità aiuta a stare dalla parte giusta senza se e senza ma. Alla fine dello spettacolo la risposta del pubblico è stata di circa 15 minuti di applausi e non poteva essere diversamente di fronte a tale capolavoro e insegnamento etico.

Si ricorda che il prossimo appuntamento al teatro Pirandello è previsto il 3 e 4 febbraio 2018 con il ritorno della Compagnia Teatro “Al Massimo” di Palermo  con “Cin ci la” per la regia di Umberto Scida.

Foto e Testo

Calogero Longo