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Home » Cinema » Partire per restare: “Sciatunostro” racconta il dolore e la bellezza dell’altrove

Partire per restare: “Sciatunostro” racconta il dolore e la bellezza dell’altrove

20 Marzo 2026
in Cinema
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Dal Mediterraneo al mondo, il racconto di una generazione in bilico.


C’è un filo invisibile che lega Linosa ad Agrigento, Agrigento a Roma, Roma a Milano, fino a New York. È il filo delle partenze, delle valigie mai davvero chiuse, delle radici che restano anche quando i passi vanno lontano. “Sciatunostro” di Leandro Picarella si muove esattamente su questa linea sottile, raccontando una storia che appartiene a tanti, soprattutto a chi è cresciuto in una terra che spesso costringe a partire.

Dopo “Segnali di vita”, documentario girato tra i piccoli comuni di montagna, Picarella cambia scenario e approda su un’isola vulcanica nel cuore del Mediterraneo, Linosa. Cambiano gli accenti, cambiano gli orizzonti, ma resta intatto il suo modo di raccontare: natura, silenzi, animali, ambiente.

Il film di Leandro Picarella, ambientato a Linosa, racconta amicizia, crescita e il dolore necessario della partenza

Al centro del film c’è l’amicizia tra due bambini. Un legame puro, fragile e potentissimo, che diventa il pretesto per raccontare qualcosa di più grande: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, il tempo che scorre senza chiedere permesso, e soprattutto il momento in cui si è costretti a scegliere – restare o partire.

Ed è proprio qui che “Sciatunostro” colpisce. Perché non è solo un racconto di crescita, ma una riflessione profonda su chi lascia la propria terra per studio, lavoro, opportunità. Linosa diventa simbolo di tutte le periferie del mondo, di tutti quei luoghi bellissimi e difficili da cui si parte con la promessa (o l’illusione) di un ritorno.

Emblematica, e particolarmente riuscita, è l’interpretazione di Fortunato Randazzo, volto autentico e profondamente radicato nel territorio. L’agrigentino non interpreta semplicemente un ruolo: porta in scena se stesso, con un accento marcato, vero, senza filtri, che restituisce tutta la forza identitaria di una terra. Accanto a lui, il film vede la presenza di Ettore Pesaresi, Giovanni Cardamone e Teresa Randazzo, in un racconto che mescola interpreti e volti reali della comunità.

È in una delle battute più semplici che si concentra l’anima del film. Quando suggerisce al nipote di partire, di non avere paura della terra ferma, pronuncia parole che suonano come un manifesto generazionale:
“pikkì un c’è nenti”.

Dentro quella frase c’è tutto: la consapevolezza di chi resta, la rassegnazione, ma anche un atto d’amore. Perché dire a qualcuno di andare via, in certi contesti, è forse il gesto più doloroso e più sincero che si possa fare. Randazzo diventa così il ponte tra due mondi: quello di chi è rimasto e quello di chi, prima o poi, è costretto a partire. E in quella verità cruda, senza costruzioni, sta una delle chiavi più potenti del film.

E poi c’è anche un momento quasi ironico, che racconta bene questo cinema: qualcuno in sala si addormenta, qualcun altro lo sveglia dicendo “se sento lei russare non riesco acapire!”. Ma la verità è che qui non c’è nulla da capire nel senso classico. I dialoghi sono essenziali, sospesi. Il film non spiega, lascia spazio. Ai silenzi, agli sguardi, al paesaggio.

La regia di Picarella è delicata, mai invadente. I paesaggi non fanno da semplice sfondo, ma diventano parte integrante della narrazione: la natura respira con i protagonisti, li accompagna, li osserva. C’è una lentezza voluta, quasi necessaria, che permette di entrare davvero nella storia. Colpisce anche l’accoglienza del pubblico: vedere le sale del cinema Multisala Ciak di Agrigento entrambe sold out è un segnale forte. Significa che questo tipo di racconto, intimo e autentico, trova ancora spazio e ascolto.

“Sciatunostro” è un film che non urla, ma resta. Ti accompagna fuori dalla sala e continua a lavorarti dentro. Perché, in fondo, parla di tutti noi: di quello che siamo stati, di quello che siamo diventati e di quel pezzo di terra che, anche da lontano, continuiamo a chiamare casa.

“Sciatunostro” è un film del 2025, della durata di 86 minuti, diretto da Leandro Picarella, che racconta la comunità di Linosa, il suo respiro lento e il senso di appartenenza, mescolando interpreti e persone reali in un racconto autentico e profondamente umano.

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