C’è un filo sottile che lega la devozione alla tradizione, il sacro alla creatività. E passa anche da una scatola.
Nel giorno di San Giuseppe, simbolo di famiglia, protezione e radici, Favara racconta ancora una volta la sua identità attraverso uno dei dolci più rappresentativi della Pasqua siciliana: l’agnello pasquale. Ma questa volta non è solo gusto. È anche immagine, racconto, visione.
A reinterpretarlo è la Pasticceria Così Dunci, guidata da Eleonora Cavaleri, che ha fatto di questo dolce un vero e proprio marchio identitario. L’agnello, modellato con cura artigianale e decorato con eleganza, diventa il cuore di un progetto più ampio che guarda oltre il prodotto.
A colpire è soprattutto il packaging, pensato come un’esperienza visiva prima ancora che gastronomica.
All’interno della confezione prende vita un’opera dell’artista favarese Simona Sciume’, che trasforma la scatola in un piccolo racconto figurato: scene di vita, richiami alla tradizione, colori caldi e popolari che dialogano con la spiritualità del momento. L’immagine di San Giuseppe, con il bambino e i simboli della devozione, si intreccia con la rappresentazione delle antiche lavorazioni domestiche, restituendo un senso di comunità e memoria.
Non è solo una scelta estetica. È un messaggio preciso: il dolce non è più soltanto un prodotto da vendere, ma un oggetto culturale, capace di raccontare un territorio.
Dentro la scatola, l’agnello di pasta reale – lavorato secondo la tradizione – mantiene il suo ruolo simbolico: purezza, sacrificio, rinascita. Fuori, invece, si costruisce un linguaggio nuovo, contemporaneo, che guarda anche al turista e al mercato più ampio.
Favara, ancora una volta, dimostra di saper unire tradizione e innovazione senza tradire la propria identità.
E in un giorno come quello di San Giuseppe, il gesto di donare un agnello pasquale diventa qualcosa di più: un modo per portare a tavola non solo un dolce, ma una storia.
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