Ripartire da Harry: costa fragile, imprese esposte. Il confronto tra ambiente ed economia
Il ciclone Harry ha superato ogni previsione, lasciando sul litorale siciliano una scia di danni e interrogativi. Secondo le osservazioni ISPRA, nel Canale di Sicilia è stata registrata un’onda massima di 16,6 metri, l’equivalente di un palazzo di cinque piani: un picco superiore persino alla tempesta Gloria del 2020. Un evento straordinario che impone una riflessione strutturale sul rapporto tra tutela ambientale e attività economiche costiere.
I numeri tracciati da Legambiente delineano un quadro allarmante: oltre il 6% della costa siciliana è scomparso in quindici anni, il 77% è a serio rischio erosione e il 56% risulta compromesso dall’avanzata del cemento, legale e illegale. Dal 2010 al 2024, inoltre, la Sicilia guida la classifica nazionale per eventi meteo estremi nei comuni costieri. Dati confermati anche dalle analisi ISPRA: tra il 2006 e il 2020 quasi 1.900 km di spiagge italiane hanno subito variazioni significative della linea di riva, con l’Agrigentino e il Messinese tra le aree più colpite.
Sul fronte istituzionale, l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Giusi Savarino richiama i Comuni alla prevenzione e alla progettazione: «I sindaci devono caricare anche i progetti di fattibilità sulla piattaforma Rendis, requisito indispensabile per accedere ai fondi contro l’erosione. La piattaforma misura gravità e urgenza degli interventi». La Regione, intanto, ha riprogrammato risorse e annunciato nuovi finanziamenti: ai 50 milioni FSC si aggiungono 75 milioni da una graduatoria riattivata e ulteriori fondi dedicati all’erosione costiera.
Il primo censimento della Protezione civile regionale, presentato dal presidente Renato Schifani, stima danni oltre i 740 milioni di euro. Sono già disponibili 50 milioni immediatamente spendibili e si lavora al riconoscimento dello stato di emergenza nazionale. Restano però fuori, al momento, i danni alle imprese balneari e turistiche, che chiedono ristori.
La voce degli operatori arriva netta. Confcommercio Agrigento invoca misure rapide e un piano strutturato: «La ripartenza è una responsabilità collettiva», afferma il presidente Giuseppe Caruana. Più diretto il titolare di un chiosco del litorale, Giuseppe Fonti: «Siamo in regola con tutte le autorizzazioni. Il problema vero è la mancata manutenzione dei frangiflutti: senza protezioni efficaci il mare arriva dritto sulle strutture». Una vulnerabilità che, sottolinea, riguarda tutto il litorale, da Piazzale Giglia in poi.
Sul versante ambientalista, Claudio Lombardo invita a leggere Harry come un campanello d’allarme: l’erosione è una storia lunga vent’anni lungo il viale delle Dune di San Leone, segnata da interventi tampone spesso inefficaci. La novità, però, c’è: il Ministero dell’Ambiente ha finanziato 21 interventi regionali, due dei quali su San Leone, per oltre 6,7 milioni di euro, destinati alla protezione della fascia costiera e alla mitigazione del rischio erosionale a mare. Soggetto attuatore sarà la Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico.
Il nodo resta il tempo: progetti preliminari esistono, gli esecutivi sono attesi, ma «il mare non aspetta». Nel frattempo, il Comune valuta interventi d’emergenza per tamponare i danni nell’attesa delle gare regionali.
Harry ha messo tutti davanti allo stesso bivio: difesa dell’ambiente e sopravvivenza economica non sono alternative. La ripartenza passa da progetti seri, manutenzione costante e regole chiare, perché la prossima tempesta potrebbe arrivare prima dei cantieri.
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